Di Valentina Golasi.Napoli: città che tra fascino e bellezza nasconde silenzi assordanti di vite spezzate.
È il 9 novembre 2024, quando in questa città muore un altro giovane ragazzo. Il suo nome è
Arcangelo Correra, aveva compiuto da poco 18 anni.
La sua vita viene spezzata per “un gioco”, dove la protagonista è una pistola.
Arcangelo e il suo gruppo di amici si ritrovano a “giocare” con una pistola, nella via principale
del centro storico (via dei Tribunali), quando parte un colpo che lo colpisce alla testa, facendolo
morire in ospedale per via di una emorragia celebrale.
Pochi giorni prima sono volate via altre due giovani anime, Santo Romano e Emanuele Tufano.
Il punto su cui bisogna soffermarsi è il perché questi giovani ragazzi si trovano in ambienti così
malfamati, poveri di valori e buon senso, dove circolano armi e droga.
Il problema è che questi “strumenti” vengono messi in mano a ragazzi troppo giovani, ragazzi che
mai dovrebbero scoprire questo mondo fatto di morte e crudeltà.
Napoli che con il calore, con la gioia di vivere, con i colori accesi e con la sua meravigliosa
storia nasconde, tra le vie, il fardello di essersi macchiata con il sangue delle giovani vittime.
La morte di Arcangelo, come la morte di molti altri, fa comprendere come sia pericoloso mettere in
mano strumenti a ragazzi che non sono in grado di maneggiare.
Queste tragedie potrebbero essere evitate, se si insegnasse ai ragazzi di frequentare altri
tipi di ambiente, ma soprattutto, bisognerebbe eliminare il traffico di armi illegali che continua
a dilagare in un ambiente culturalmente e socialmente degradato.
Purtroppo in questi contesti le istituzioni e lo stato non riescono ad impedire tale fenomeno a
causa della presenza camorristica che padroneggia.
Infine chiediamoci; Quante vittime ancora dovranno esserci? Quanti ragazzi dovranno ancora morire
per far sì che questa situazione cessi di esistere?