
Di Andrea Mele. E’ l’intero sistema ad essere marcio: a cominciare da chi ha fatto scelte precise e fallimentari. Dopo la disfatta di Zenica e la terza esclusione di fila dal mondiale di calcio, sembra che ancora non abbiamo imparato dai nostri errori. L’elezione di Malagò come presidente della Federcalcio, aveva fatto ben sperare visto i grandi risultati ottenuti alla presidenza del CONI, ma tra i 16 giorni di Maldini e Leonardo, e l’ipotesi commissariamento, ci stiamo forse accorgendo di come sia l’intero sistema ad essere marcio.
Sebbene il percorso delle Nazionali Under nei rispettivi tornei di categoria sia sempre di buon livello, le prime crepe iniziano a verificarsi quando i giocatori devono fare il salto dall’U21 alla Nazionale maggiore, con molti di essi che si perdono per strada ed il talento che si disperde, come avvenuto negli ultimi anni. Questo avviene perché i club di Serie A non acquistano giocatori italiani da club italiani, dato che è più conveniente comprare dall’estero, e la colpa è di una regola di calciomercato (la stanza di compensazione) che disincentiva gli acquisti tra i nostri club; dunque, o i nostri giocatori hanno la fortuna e la bravura di giocare all’estero (Kayode) o di esordire nei club in cui hanno giocato le giovanili (Pisilli), o rimangono relegati nelle serie minori tra prestiti e cessioni, non avendo mai modo di far esplodere il loro talento. Per aiutare questi ragazzi (perché di talento ne abbiamo) bisogna quindi attuare delle riforme che diano più risalto ai campionati dilettantistici, dove molto spesso tanti talenti rimangono nascosti e che snelliscano il calciomercato. Un primo passo può essere quello di trasformare la Coppa Italia (prendendo d’esempio la FA Cup inglese), aprendola quindi anche ai club di eccellenza, dando modo di poter sfidare i club di Serie A già dai primi turni che si svolgono ad agosto. Personalmente sono dell’idea che il miglior allenamento sia la partita in sé, anche se ciò significa rinunciare a qualche tatticismo di troppo; quindi, avere più partite nel corso dell’anno non è un problema così insormontabile, se questo serve ad aiutare i nostri giovani (dove già accade tra l’altro proprio in Premier League).
Qualcosa in questa stagione sembra stia cambiando, tanti italiani hanno esordito nei rispettivi club e stanno trovando spazio, poi ci sono anche le nuove regole arbitrali che stanno rendendo più veloce il gioco e quindi la competitività aumenta, così come aumentano le possibilità di rotazione. Ma tutto questo non è sufficiente, non è bastata nemmeno la vittoria al campionato europeo del 2021 per sistemare le cose, anzi, forse quella vittoria ci ha fatto solo alloggiare sugli allori pensando che il problema sia stato risolto, c’è bisogno di un rinnovamento, e deve partire dalla classe dirigente, perché se questo rinnovamento viene effettuato dalle solite persone che occupano i piani alti da anni girando da una poltrona all’altra, e che guardano ai propri interessi, pensando solo ad “esportare il brand”, allora non potremmo mai cambiare davvero le cose.
