Di Simone Mampieri. Il femminicidio non esiste, così Vannacci si è esposto durante un’intervista nel punto stampa a Roma, insieme all assemblea costituente del suo partito. Queste parole hanno scatenato reazioni trasversali da parte dei giornalisti, ma soprattutto da parte di esponenti di altri partiti sia di destra che di sinistra, prendendo le distanze da queste dichiarazioni e dichiarandole come offensive nei confronti delle vittime di questo reato.
Secondo Vannacci infatti un reato non dovrebbe essere considerato più o meno grave a seconda del sesso, della religione o del colore della pelle.
Sostiene anche che non debba esserci una categoria penale a parte per il femminicidio, poiché esistono già pene massime sufficienti a punire tali crimini.
Durante quest intervista ha infatti anche riportato le statistiche del ministero dell interno che prendevano in esame i primi 4 mesi, dopo l’ introduzione del reato di femminicidio, nei quali ne sono stati registrati solamente 3, un numero sicuramente più basso di quelli registrati nel periodo precedente: questo perché le circostanze previste dal delitto di femminicidio sono ben diverse da come ciascuno di noi potrebbe immaginarle, infatti molti casi non vengono considerati come tali e molte volte passerebbero fuori da questa fenomenologia di reato.
Il vero problema nasce di fatto dall’ infanzia degli uomini e di come questi non vengano allevati sin da subito ad essere uomini forti , per ritrovarsi quindi poi ad essere deboli di fronte ad un falllimento di una relazione amorosa e, non essendo abituati ad una frustrazione, reagiscono perdendo la testa e uccidendo la donna.
Il vero problema quindi non sta nella semplice nomenclatura che viene data a un reato piuttosto che a un’ altro, ma nella serie di motivi che portano a commettere delle atrocità simili e a come poterle risolvere. Quindi in conclusione, la proposta di riportare l’omicidio alla sua unicità penale, non è un passo indietro, ma il ritorno al buonsenso costituzionale: davanti alla legge la vita di una donna non vale più di quella di un uomo, così come la morte non può essere pesata in base al genere di chi la subisce. Rifiutare l’etichetta ideologica di ‘femminicidio’ significa uscire da questa retorica per rimettere al centro l’unica cosa che conta davvero: la certezza della pena massima per chiunque uccida un altro essere umano ingiustamente.