
Di Simone Di Gregorio. La crisi climatica non fermerà il popolo dello sci, ma farà piazza pulita delle bugie e del vecchio modo di concepire la montagna in Italia. I ghiacciai che arretrano e la neve che scarseggia a bassa quota sono più di un campanello d’allarme per chi pensa di poter continuare a gestire le stazioni sciistiche italiane come cinquant’anni fa. La soluzione è complessa, ma chi pensa di sopravvivere bruciando milioni di euro in elettricità per sparare neve artificiale a mille metri d’altezza, sta imboccando un vicolo cieco che porterà solo fallimenti e sogni irrealizzabili. La sfida si vince oggi con una vera e propria rivoluzione industriale e culturale che parte proprio dal rispetto della montagna e dell’ambiente.
Affrontare l’emergenza climatica significa trasformare i comprensori sciistici in laboratori di sostenibilità d’avanguardia, alimentati da energie rinnovabili, con bacini idrici d’alta quota a impatto minimo e sistemi intelligenti di battitura delle piste. Basti pensare che in montagna i pannelli solari producono molta energia, soprattutto d’inverno. L’aria fredda aumenta infatti l’efficienza dei moduli e il riflesso della luce sulla neve incrementa la resa elettrica. In un contesto ecosostenibile il maestro di sci assume un ruolo importante e cruciale: non è più soltanto un tecnico della disciplina, ma diventa la guida fondamentale che educa lo sciatore a vivere la vetta con rispetto, consapevolezza, educazione e passione per il nostro pianeta.
Il futuro non appartiene agli scettici né ai nostalgici di un’epoca che non c’è più. Con innovazione tecnologica, turismo regolato e soprattutto rispetto per l’ambiente, la neve continuerà a produrre lavoro, sogni ed emozioni indimenticabili per intere generazioni. Gli sport invernali non sono finiti, ma rimarranno teatro di forti emozioni.
