Di Leonardo Poleggi. Il GP della Malesia ha dimostrato, per l’ennesima volta, le debolezze della Ferrari. In terra malese, la squadra di Maranello si è presentata disorientata, disordinata, senza idee e, soprattutto senz’anima, quello che rappresentava di più il Cavallino Rampante. Gli unici che ancora portano avanti lo spirito di Enzo Ferrari sono i due piloti: Charles Leclerc e Lewis Hamilton.

Spesso i tifosi puntano il dito sulla monoposto, sul team principal o sugli strateghi ma, come ha detto Lewis Hamilton nella giornata di giovedì, “ogni tanto si dovrebbe puntare il dito anche verso l’alto”. Il primo ad essere il colpevole del declino Ferrari è il presidente americano John Elkann, un presidente astratto e assente che tratta la Rossa come

se fosse una cosa qualunque. Egli non rappresenta per nulla il DNA Ferrari, fondato da Enzo Ferrari e portato avanti da Luca di Montezemolo e, in parte, da Sergio Marchionne. Poche sono le dichiarazioni rilasciate alla stampa e quando organizza delle interviste, può capitare che critichi i suoi stessi piloti, come nel novembre del 2025. Poca è la sua collaborazione verso la squadra che, spesso e volentieri, viene lasciata da sola in mezzo alla tempesta. Come nella stagione attuale, dove Elkann non si è quasi mai presentato ad un Gran Premio. La sua presenza sarebbe stata fondamentale per smentire le voci su un possibile cambio team principal. Al contrario, ha deciso di pubblicare un silenzioso e brevissimo comunicato stampa. Astratto, ancora una volta.

Tuttavia, John Elkann non è colui che tocca la macchina e quindi anche gli ingegneri e la loro guida, Frédéric Vasseur, non sono esenti da colpe. Ogni anno è la stessa storia, la macchina è spesso scarsa e debole e non riesce a competere con le macchine più veloci del circus. Invece, quelle poche volte in cui la macchina è veloce, spesso viene aggiornata male e, nel tentativo di copiare gli altri, la monoposto non riesce più a trovare ritmo e quindi fatica a vincere. A peggiorare la situazione sono anche gli strateghi che spesso sbagliano sotto pressione e commettono degli errori imperdonabili, com’è successo nell’ultimo Gran Premio, dove è stata sbagliata completamente la scelta degli pneumatici, mandando i piloti con delle gomme da asciutto su un tracciato bagnato. È  un ciclo che continua ad andare avanti da anni, come quello del continuo cambio team principal. Una statistica preoccupa i tifosi della Ferrari: la dirigenza decide di voltare pagina ogni 4 anni. Eppure, in Formula 1 non funziona così.

 

Frédéric Vasseur ha commesso tanti errori e soprattutto ha sbagliato gli ultimi due importantissimi progetti dove aveva almeno il dovere di lottare per il titolo mondiale. Eppure, gli deve essere dato tempo e potere per gestire al meglio la squadra e portarla al successo. La Ferrari è il riflesso dell’italiano medio, che, all’inizio è felice del nuovo arrivato ma, appena compie il minimo sbaglio, si urla subito allo scandalo e si vuole cambiare. Anche i due piloti vengono spesso criticati ma, alla fine, sono gli unici che stanno cercando di portare avanti una squadra allo sbando.

 

La Ferrari è la squadra più vincente nella storia della Formula 1, che si è contraddistinta soprattutto per il suo DNA tutto rosso. Adesso esso sembra essersi disperso lentamente nel corso degli anni, da quell’ultima volta in cui la Ferrari ha vinto un titolo mondiale nel 2008. La frustrazione dei tifosi è tanta e forte, soprattutto per i più piccoli che non hanno mai visto una Ferrari vincente. Tuttavia, bisognerà avere molta pazienza e lasciare lavorare la squadra serenamente e forse, prima o poi, potremmo urlare di gioia (e non di dolore) per la Rossa.

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