Di Matteo Grossi.Non è soltanto una questione di affitti alle stelle o di stanzette buie e malandate vendute a cifre folli. Quando uno studente fuorisede firma in nero il contratto per il suo ennesimo posto letto, molto spesso sta versando la caparra direttamente nelle casse della criminalità organizzata.

Abbiamo trasformato il diritto allo studio in un bancomat per i clan, cedendo intere porzioni delle nostre città a una speculazione spietata che ha abbandonato le classiche mazzette per vestirsi da elegante intermediario immobiliare.

Le mafie hanno fiutato la disperazione dei ragazzi e la totale passività delle istituzioni, rilevando interi blocchi di palazzine, alimentando un mercato sommerso inespugnabile e trasformando la semplice ricerca di una casa in un’odissea criminale quotidiana.

È un racket moderno che non usa la pistola ma le chiavi di un appartamento abusivo, strangolando i sogni di chi cerca un futuro e svuotando i quartieri universitari della loro vita sociale.

Tollerare questo scempio significa avallare una rapina generazionale perpetrata sotto gli occhi indifferenti di chi dovrebbe tutelare il territorio.

Non possiamo continuare a voltarci dall’altra parte mentre la criminalità fa cassa sulla pelle delle famiglie che si sacrificano per far studiare I propri figli.

Accettare in silenzio questa deriva equivale a diventare complici diretti di un sistema marcio che deruba i giovani prima ancora che possano affacciarsi al mondo del lavoro.

È il momento di alzare la testa, di strappare le nostre città dalle mani di questi parassiti e restituire sicurezza e dignità al mondo universitario.