Di Giulia Capobianco. “Spettabilissima Azienda, sono Giulia Capobianco, ho 24 anni e ho appena conseguito una laurea magistrale in giornalismo e media con il massimo dei voti. Mi ritengo una ragazza autonoma, molto determinata, innamorata della professione giornalistica e anche molto umile, in grado di riconoscere i propri limiti”. “Gentilissimo responsabile del personale, mi chiamo Giulia e sogno di diventare reporter….”. Ecco, sono proprio queste le parole che, da due settimane a questa parte, non faccio altro che scrivere di continuo. Sono quelle parole che in realtà, non vedevo l’ora arrivasse il momento di scrivere, digitando orgogliosamente la tastiera consumata del mio computer. Sono parole che ad oggi, iniziano quasi a spaventarmi, a farmi premere il pulsante “cancella” e non poche volte.

Il viaggio di cui tanto vi parlavo si è concluso. Il bagaglio è arrivato a casa sano e salvo, e io sono molto soddisfatta. È stato un viaggio ricco di emozioni indescrivibili. È stato uno di quei viaggi che ripeterei altre centodieci milioni di volte. Ora però ho davanti a me la cartina geografica di un nuovo mondo, e per nuovo non intendo un mondo sconosciuto, ma un mondo insicuro e anche destabilizzante, alle volte. Sono appena partita, con un nuovo bagaglio e delle scarpe appena acquistate, sperando che possano reggere più di qualche tempesta.

Il nuovo mondo ha per nome “Fantastica professione” e voi tutti vi starete chiedendo: “ beh se è fantastica perché parli di tempeste? Perché alle volte destabilizza?” Vi voglio raccontare un piccolo segreto…o meglio, voglio dirvi la verità: non è la professione ad essere destabilizzante. La professione è sempre la stessa, sempre fantastica, sempre quella di cui mi sono innamorata all’età di sei anni e di cui continuo ad innamorarmi ogni giorno di più….è il mondo che la contorna ad essere destabilizzante; è la società che la accoglie ad essere letteralmente raccapricciante.

“Ho 24 anni, sono laureata in scienze della comunicazione e specializzata in giornalismo internazionale. Ho avuto non poche esperienze in diversi campi come radio, redazioni, tv e agenzie di stampa”….e tutto questo però non basta. Non basta perché il mondo è completamente fermo, rigido e imprigionato nella realtà aumentata del covid 19. “Il giornalismo si impara sul campo”, niente di più vero, ma come facciamo noi, che amiamo realmente la professione, che desideriamo davvero raggiungere l’obiettivo, ad averne la possibilità se i posti sono limitati, il covid costringe a lavorare a distanza e questa distanza alle volte non funziona, impedendo l’istaurarsi di una rocciosa fiducia? Come facciamo noi che aspiriamo a diventare grandi reporter se le scuole sono a pagamento e le spese sono esorbitanti?

Voglio raccontarvi un altro segreto: il mondo era fermo e rigido da molto prima del covid 19, questo non ha fatto altro che metterlo definitivamente in ginocchio. “Mi chiamo Giulia e ho studiato e praticato per diventare giornalista, da bambina scrivevo dei quadri di Picasso e seguivo i casi di cronaca dei notiziari”. Sono innamorata, lo voglio a tutti i costi, ma ho paura, paura perché l’istituzione lo impedisce, la situazione sanitaria sta collassando e il lavoro non c’è. Sono innamorata, non mi perdo d’animo, combatto, ma ho paura.