RUBRICA MY WAY – A MODO MIO: Un Natale e una crudele atmosfera

Di Giulia Capobianco. Giochi di luci. Quelle luci che sembrano esser sempre legate ad incantevoli ricordi. Ricordi d’infanzia, ricordi felici. Profumi inebrianti, candele colorate ma….l’aria non è la stessa.

Ricordo che questo per me era il periodo più bello dell’anno: non appena tornata da scuola, mano nella mano con mamma e papà visitavo le strade della mia piccola città, già splendidamente decorate di luci e addobbi, di quelli che vorresti portare con te e sistemarli nella tua stanza. Sembrava tutto così armonioso, il rosso che si sposava con un dorato che brillava, il blu ancora più luccicante con l’argento e tante piccole campane con i fiocchi. Erano le mie preferite, o forse lo sono ancora.

Ricordo che mano nella mano con mamma e papà aprivo le porte di negozi natalizi. Porte immense, che data la mia  altezza, guardavo da ancora più in basso. Passeggiavo con il mio cappotto rosso, quello che indossavo appositamente in questo periodo dell’anno, tra i presepi in miniatura e centritavola profumati; l’odore inebriante di pino era così soave. Papà era irremovibile: “l’albero di Natale deve esser vero!”. Aveva ragione, perché è tutta un’altra atmosfera.

Mi sono accorta che sto scrivendo al passato: Il fatto è che non sento lo stesso profumo di pino, non sento lo stesso profumo delle candele. Non vedo lo stesso gioco di luci che mi affascinava, fino allo scorso anno. Sembra di essere avvolta da quella canaglia di una nostalgia di fine feste, inevitabile prima di una sessione d’esami all’università o prima del ritorno sui banchi di scuola. È una nostalgia anch’essa diversa, una costante e arbitraria paura di qualcosa che ancora deve avvenire.

È una festa, o almeno dovrebbe. Saranno meno i panettoni da dividere con la nostra famiglia, perché la nostra famiglia non ci sarà. A distanza di sicurezza e dietro una mascherina. Ognuno a casa propria. È una festa, ma quest’anno non lo sembra. L’atmosfera infima di un innominato incubo quotidiano. L’atmosfera che disincanta un mondo, che almeno una volta l’anno si trasforma in pura magia. Ci ha rubato anche l’unico momento magico, in cui si crede nei miracoli, in cui si dovrebbe essere più buoni. Mi chiedo se anche il virus sarà più buono, ed è così strano pensarlo, stupido come quei pensieri che da bambino ti frullano nella testa e non hanno mai una logica.

Io voglio provarci, voglio provare a reinventare un Natale assieme alla mia famiglia, dove nessuno possa entrare ed attaccare profumi, luci e magia. Sarà diverso, non come quei momenti trascorsi mano nella mano con mamma e papà. Sarà diverso, con un pezzo di stoffa sul naso, ma in attesa di un Natale migliore.