Di Mirko Vinci. “Questo non è il mio corpo. Devo lasciarlo andare”. La società ha fatto passi da gigante rispetto al passato per quanto riguarda alcuni concetti considerati da sempre un tabù, anche se purtroppo non si tratta ancora di un discorso a 360 gradi capace di abbracciare tutte le sfaccettature della vita. Ne sa qualcosa la comunità transgender che lotta ancora assiduamente per vedere riconosciuti i propri diritti all’interno di una società che il più delle volte si comporta semplicemente come se non esistesse, trovandosi così costretta a dover affrontare discriminazioni e una mancanza di attenzioni che spetterebbero ad ogni essere umano. Ogni rivoluzione nasce da una scintilla ed il regista Tom Hooper ha deciso di affrontare il tema in questione facendo un tuffo nel passato raccontandoci la storia della prima ragazza transgender che ha avuto il coraggio di inseguire il suo sogno remando contro una società non ancora in grado di comprendere a pieno l’autorealizzazione umana. Il pittore Einar Wegner, sposato con la ritrattista Gerda, è un uomo di successo che svolge una vita ordinaria: si alza, respira, mangia, lavora, si emoziona, vive. È soltanto una la sfaccettatura dell’amato pittore che prende vita quando è solo e le luci si spengono: lui diventa Lily, una ragazza schietta, divertente e che ama curarsi spruzzandosi profumi che tanto la fanno sentire donna. Molte volte le cose succedono e basta, senza un perché, ci rendono felici, pieni di consapevolezza come se tutto ciò che ci ha caratterizzati prima di quel baleno fosse una menzogna. Coraggio, di prendere quella scintilla e non lasciarla più andare, farla propria e farla valere con il massimo delle proprie convinzioni. Molte volte le persone si sentono recriminare del perché di quella scelta o del perché si è scelta una strada piuttosto di un’altra, che probabilmente non è la strada per eccellenza, ma solo quella che gli altri si aspettano da te. Difficile da spiegare di come quella non sia una scelta, ma solo il proprio io e la propria natura umana che per quanto la si voglia rinnegare prima o poi uscirà con più determinazione che mai. Una determinazione scaturita dalla consapevolezza di aver voluto prendere piena consapevolezza di sé stessi da molto prima. “Ieri notte ho fatto un sogno bellissimo. Ho sognato di essere una bambina nelle braccia di mia madre, lei mi guardava negli occhi e mi chiamava Lily”.
Spettacolo/I film di TVGNEWS ““The Danish Girl” l’amore che non ha forma”