Di Martina Gentilli. «Il mio San Valentino lo voglio dedicare alle ». Lo aveva scritto sul suo profilo Facebook Stefania Pivetta, 56enne uccisa la mattina del 4 maggio, dal marito Alessandro Maja, stimatissimo architetto di Milano, con studio sui Navigli.

Il famoso architetto viene definito come un uomo vulcanico, brillante, con idee stravaganti e allo stesso tempo funzionali ma evidentemente “non è oro tutto ciò che luccica” …L’uomo nella mattina del 4 maggio ha ucciso senza scrupoli moglie e figlia di 16 anni e portato in fin di vita il figlio maggiore di 23 anni, che si trova all’Ospedale di Busto Arsizio in prognosi riservata. A questo proposito ci chiediamo come un uomo “realizzato” così eccellentemente nel lavoro e nella sfera privata, possa compiere un gesto così atroce. La moglie, da quanto emerso, si era rivolta a un avvocato per la separazione. Negli ultimi mesi, dai suoi post in rete, si leggono frasi che inneggiano alla ricerca della felicità. «C’è sempre tempo per riprendere in mano la nostra vita. Che sia un lavoro, una passione… La paura di perdersi fa perdere momenti preziosi della nostra VITA», scriveva a gennaio. Sembrano parole di una donna ormai esausta, di una donna che aveva voglia di riprendere in mano la proprio vita che qualcuno gli aveva probabilmente limitato e che ora non ha più, perchè le è stata ingiustamente strappata via per sempre. La cosa più preoccupante di tutto questo è la frequenza con cui accadono cose simili. La tragedia di Samarate, è purtroppo solo l’ultima di una lunga serie di casi che si sono verificati in Italia. Il bilancio degli ultimi 10 anni è drammatico: 131 stragi familiari e 287 morti. Dati emersi dalla banca dati Eures, secondo cui 9 responsabili su 10 sono uomini.

I dati parlano chiaro e le donne sono purtroppo al “centro del mirino”. La vittima principale è la moglie o l’ex moglie, mentre i figli o altri parenti rappresentano le “vittime collaterali”.

Come è possibile che accadano ancora cose del genere, uomini che si sentono padroni di strappare vite di donne che come colpa hanno solamente quella di non sentirsi felici accanto a loro. Non è possibile vivere nella paura di subire violenze fisiche per una richiesta di divorzio, per un tradimento  o per la voglia di indipendenza da parte di una donna. Non bisognerebbe insegnare alle donne a scegliere bene il proprio uomo ma bisognerebbe educare gli uomini a rispettare le donne. Non siamo solo oggetto di desiderio e abbiamo tante altre capacità oltre a quelle di sistemare la casa e badare ai figli. Nessuna donna dovrebbe essere “schiava” di un uomo con manie di protagonismo. Nessuna donna dovrebbe restare a casa solamente perchè glielo ordina il marito. Nessuna donna dovrebbe permettere ad un uomo di metterle le mani addosso ma soprattutto NESSUNA donna dovrebbe essere uccisa per mani di un uomo che non avrebbe neanche il diritto di essere chiamato tale.