Di Vittoria Macchioni- Di fronte al razzismo e alla discriminazione, lo sport smette di essere
tale e diventa lo specchio dei nostri peggiori difetti
Il razzismo continua a entrare negli stadi e nei campi attraverso insulti, pregiudizi e
discriminazioni. Ma nello sport esiste anche un’altra forma di discriminazione: quella contro
le donne, spesso considerate meno importanti, meno forti o meno meritevoli degli uomini ed
è proprio in questi momenti che lo sport, invece di essere un momento di condivisione e
unione, diventa un’occasione per alimentare l’odio e la divisione che sembrano essersi ormai
radicati nella nostra quotidianità. L’avversario non è più qualcuno con cui condividere la
stessa passione ma un nemico da insultare, provocare e umiliare. Nello sport il colore della
pelle, l’origine o il genere di una persona non dovrebbe influire sul talento che detiene
quest’ultimo. La competizione dovrebbe insegnarci a rispettare chi è dall’altra parte e a
riconoscere il valore di chi lotta insieme a noi ma il risultato non è così ed è proprio qui che lo
sport rischia di perdere la sua anima Lo sport è sempre stato uno dei luoghi in cui tutti partono dallo stesso punto e vengono giudicati per ciò che fanno ma al giorno d’oggi non più, ha ancora la forza di unire le persone ma questa forza dipende da come scegliamo di viverla. Il vero avversario non dovrebbe mai diventare un nemico.
Finché qualcuno verrà escluso per il colore della pelle o perché donna, lo sport avrà ancora una grande partita da vincere

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