
Di. Gabriele Consalvi. Il popolo italiano è caratterizzato dall’incredibile capacità di non commettere mai errori. Effettivamente c’è chi, dopo una partita, non ha alcuna difficoltà a trovare, in pochissimi minuti, la soluzione ad un difetto sul quale un allenatore qualsiasi si arrovella per una settimana. Il problema principale emerge dal fatto che chiunque voglia esprimere la propria opinione ormai può farlo rapidamente e senza neanche ragionarci troppo. Inoltre , non essendo nessuno realmente un allenatore professionista, ha mai un riscontro dato dal campo per smentire le proprie soluzioni geniali. Se ogni mister di Serie A desse ascolto alle numerose proposte del pubblico italiano, il nostro calcio cadrebbe indubbiamente in rovina, ma nessuno se ne accorgerebbe, troppo impegnato a discutere di quel rigore non fischiato. Ormai l’obiettivo è emergere anche a costo della propria credibilità, vale non solo per le persone comuni ma anche per le “vecchie glorie” convinte che aver giocato a calcio basti per poterne parlare e sentirsi gli unici in grado di capirne davvero il senso. Peccato che il panorama calcistico sia in continua evoluzione e sarebbe più saggio cercare di seguirne il flusso piuttosto che contrastarlo a prescindere. Il calcio è del popolo, è vero, ma tattiche e schemi appartengono a coloro che hanno studiato anni per comprenderli e reinventarli fin ad arrivare dove si trovano oggi.
