
Di Sara Ventura. Oggi vediamo un film, domani una serie televisiva. Ci si lascia trasportare come se qualche forza esterna ci portasse lì dentro, nella vera storia, accanto agli attori che però stanno interpretando persone vere, di vicende realmente accadute. Sono fatti importanti, tristi. Ci si riferisce a vicende di uccisioni, di massacri, di cose orribili e inquietanti. Ma siamo certi che tutto questo viene realmente trasmesso? Cosa c’è nella vostra mente mentre osservate e conoscete queste storie?
Personalmente film tratti da fatti reali hanno sempre conquistato e incuriosito.
Inizia così la visione di uno in particolare, la storia della famiglia Menendez e la crudele uccisione dei genitori da parte dei figli, il terribile parricidio dei fratelli che nella serie interpretano i protagonisti.
Si preme play, un po’ in ansia, un po’ incuriositi. All’istante si guardano i protagonisti, coloro che rappresentano gli assassini. Puntata dopo puntata si inizia quasi ad affezionarsi a loro. Può suonare strano ma sono così bravi, capaci, riescono a far entrare realmente nella storia, a percepire la loro vita dal loro punto di vista. Quasi si vorrebbe appoggiarli, sostenerli. Quasi ci si affeziona. La serie continua a piacere perché ci sono loro, la si sta amando perché contemporaneamente si adorano loro e i modi che hanno di fare, come riescono a trasmettere ciò che provano nonostante rappresentino assassini realmente esistiti, il che spaventa ma allo stesso tempo non ci si pensa, si è del tutto coinvolti.
Si finisce la serie, si spegne la tv. Ci si ferma a pensare. Ci si ricollega alla realtà e si capisce realmente chi erano e di cosa sono stati capaci. Ma la cosa più importante e della quale ci si è accorti, è capire cosa si è appena visto, di quanto ci si sia alienati dalla realtà senza accorgersene, di quanto nel momento in cui si seguiva la storia, per quanto si era presi e interessati dalla bravura dei protagonisti e dal loro essere, ci si sia immedesimati nel racconto e distaccati completamente dalla realtà.
Ci si può rendere conto di questo, ma non si pensa che tutti riescano a farlo. Ragazzi di età inferiore a quella adulta, adolescenti con problemi gravi in famiglia, giovani che non riescono a controllare il loro stato d’animo e che hanno problemi in relazioni parentali o di amicizia. Loro, per esempio, non si crede siano del tutto capaci di riconnettersi alla realtà che li circonda. Si pensa che vedrebbero i protagonisti di questa storia (come le altre migliaia che sono state create riguardo fatti veri) come degli idoli, come degli esempi da seguire per risolvere il loro problema pensando di realizzare un gesto che si trasforma così in un incubo.
Si sa cosa si guarda e cosa c’è nella propria mente, ma non si è sicuri che ciò che si vede possa essere lo stesso che vedano tutti.
Gli occhi e la mente di chi osserva sono differenti in ogni persona e il loro comportamento di conseguenza a ciò che hanno visto e stanno vivendo.
La visione di questi film tratti da storie terribili potrebbe rappresentare una notizia appresa positivamente o tutt’altro, una minaccia o un esempio da seguire…
