Di Sophia GiaconiE se il vero scandalo non fosse ciò che vediamo in passerella, ma la società che quella passerella ci restituisce?Credo
edo che per comprendere Matérie Fècale bisogni smettere per un momento di guardare i suoi abiti e provare a guardare il mondo attraverso i suoi occhi. O, almeno, immaginare quale mondo voglia costringerci a vedere. Il suo stesso nome sembra una dichiarazione di guerra: sporcare il lusso, contaminare la perfezione, trascinare nel disgusto tutto ciò che la società considera intoccabile. Perché la nostra è una società ossessionata dalla bellezza, ma stranamente tollerante verso la bruttezza morale. Con le sue due sfilate 1% e 99%, lo stilista sembra mettere in scena una delle più grandi ipocrisie contemporanee: pochi possiedono quasi tutto, mentre molti imparano a desiderare ciò che non potranno mai avere. E il paradosso è che spesso sono proprio questi ultimi a difendere il sistema che li esclude. L’1% non vende soltanto lusso: vende l’illusione di valere più degli altri. Il 99% non rappresenta soltanto chi ha meno, ma chi continua a sostenere un mondo che gli insegna a sentirsi inferiore. È questo secondo me l’aspetto più interessante del suo pensiero: non limitarsi a criticare i privilegiati ma mettere in discussione il meccanismo che trasforma il privilegio in merito e la povertà in colpa. Ci hanno abituati a credere che chi arriva in cima sia necessariamente migliore, dimenticando che non tutti partono dallo stesso punto. Una provocazione non è rivoluzionaria soltanto perché scandalizza. Lo diventa quando ci costringe a riconoscere qualcosa di scomodo anche dentro noi stessi.
La domanda da porsi è: “compreremmo Matières Fécales anche se nessuno riconoscesse il marchio, nessuno ci facesse i complimenti e nessuno sapesse quanto abbiamo speso?” È una domanda che va oltre la moda. Se la risposta fosse negativa dovremmo chiederci se desideriamo davvero ciò che indossiamo o se desideriamo soprattutto lo sguardo degli altri. Forse non compriamo un abito, ma la promessa di un’identità, non cerchiamo bellezza, ma riconoscimento. E allora se persino la ribellione diventa uno status symbol siamo davvero liberi di scegliere o stiamo soltanto obbedendo a una nuova forma di conformismo? Forse il vero significato del nome Matières Fécales è proprio questo: la società nasconde ciò che considera sporco, ma raramente si interroga sullo sporco che produce. Non so se Matières Fécales riuscirà a cambiare il sistema che mette in discussione. So, però, che una sfilata ha valore anche quando non offre risposte, ma ci impedisce di tornare alle nostre certezze con la stessa tranquillità. Perché alla fine gli abiti si tolgono, le passerelle si svuotano e le luci si spengono. Ciò che resta è il mondo che abbiamo contribuito a costruire
