
Di Matilde Consolo. Negli ultimi anni è facile sentir parlare del concetto di “politicamente corretto” in ambito cinematografico.
Quest’ultimo mira ad evitare stereotipi e discriminazioni nei confronti di determinati gruppi sociali, come minoranze etniche, donne o persone queer.
Per riuscire a rispettare i canoni del politicamente corretto, i produttori di film e serie tv puntano anche ad una rappresentatività visiva di queste minoranze.
Il modo più semplice per rendere tutti “contenti” è infatti quello di ingaggiare nel cast almeno un attore rappresentante per ognuno dei gruppi sociali discriminati.
Il problema di questa soluzione apparentemente funzionale è che spesso finisce per esaltare ulteriormente lo stereotipo.
Se in una commedia romantica l’unico personaggio nero presente nel cast è il migliore amico gay della protagonista che fa da sottotrama comica, non si stanno veramente rappresentando né la minoranza etnica a cui appartiene l’attore che lo interpreta, né la comunità queer, però agli occhi della critica il film risulta politicamente corretto.
