Di Marcos Prieto Perez. La seconda stella  non solo un obiettivo, ma quasi un’ossessione per la squadra di Luis Enrique.

La squadra spagnola non ha grandi individualità come qualche anni fa quando ha vinto due cope d’Europa e un Mondiale con Xavi, Iniesta, Sergio Ramos, Casillas… Né ha giocatori di grande esperienza. Solo Busquets supera le 100 partite internazionali. Molto lontano da Jordi Alba, che è il secondo.

La maggior parte delle squadre candidate al Mondiale di Qatar ha una propria stella chiara (la Francia a Mbappé, l’Argentina a Messi, il Brasile a Vinicius…).

In Spagna la real

tà è diversa. Non aveva nessuna rappresentanza tra le 30 candidate al Pallone d’oro, ma è comunque una delle preferite per la conquista del massimo trofeo internazionale a livello di squadra nazionale. Qualcosa di non insolito, dal momento che ha raggiunto tre semifinali consecutive (l’ Eurocopa e le due edizioni consecutive della ‘Nations League’ ) e che ha promesse mondiali come Gavi, Pedri, Ansu Fati…

 

La chiave del successo di Luis Enrique è stata la creazione di una famiglia in cui gli ego non sono compresi.

Questa selezione sarà una famiglia che lotterà per un obiettivo comune, la gloria. La gloria di alzare la tanto attesa coppa del mondo. La gloria di restituire la felicità a quei 46 milioni di persone che hanno sofferto con noi tutti questi anni. Per chi non c’è più, per chi soffre per questa selezione. Per quelli che hanno fatto grande questo Paese. Vamos Spagna! Porta a casa la seconda stella.