Di Hailie Bisonni .Se le pareti potessero parlare, l’aula T33 avrebbe mille storie da raccontare. Non semplici lezioni, ma esperienze che segnano. Dentro quelle mura si tiene il corso di giornalismo televisivo che va ben oltre la teoria: è un viaggio nell’umanità, nella condivisione e nella crescita personale.
In questo spazio non esistono distinzioni. Si accoglie chiunque, con i propri sogni, paure e bagagli di vita. La T33 è un rifugio inclusivo, un luogo dove ogni voce trova ascolto e ogni presenza ha valore. È l’anima stessa del corso a renderlo speciale: gli studenti sono il cuore pulsante, protagonisti attivi di un percorso che fonde competenze tecniche e vissuto personale.
Il professor Palma gioca un ruolo fondamentale. Non è un semplice docente, ma una guida, un compagno di viaggio che mette ogni singolo studente al centro del proprio insegnamento. Nessuno resta indietro. Nessuno viene escluso. L’approccio è autentico, empatico, coinvolgente. Si tratta di un corso universitario diverso dagli altri. Mai visto prima. Ogni lezione lascia un insegnamento profondo e travolgente.
“Tutti per uno, uno per tutti” non è solo un motto, ma una realtà quotidiana che si respira tra quelle quattro mura. Si piange, si ride, si lavora con passione. Si costruiscono relazioni e si imparano strumenti per raccontare la vita con onestà, rispetto e profondità.
Nel corso di giornalismo televisivo si diventa giornalisti di vita. Ma soprattutto si diventa persone più consapevoli, aperte e unite. Ci insegna ad inseguire il cosiddetto carpediem. Andare avanti e trovare il proprio spazio nel mondo. Cogliere quell’attimo fuggente. E questo, forse, è il vero insegnamento che non si dimentica.