Di Federico Cappelli

Fa male ammettere che, a volte, da soli non ce la facciamo. Ma forse fa ancora più male continuare a fingere che vada tutto bene. Io ho scelto di chiedere aiuto e, da anni, sperimento sulla mia pelle i benefici della psicoterapia, un percorso che continua ad aiutarmi settimana dopo settimana. Nonostante ciò, le polemiche e i giudizi riguardo la questione non sembrano cessare o diminuire. Dietro tutto questo si cela una verità molto scomoda che la gente rifiuta di ammettere a se stessa: alle persone piace lamentarsi. Questo nasce probabilmente da un desiderio, per quanto controverso, di crogiolarsi in quello che è, per ognuno di noi, il proprio dolore. Affrontarlo direttamente, guardarlo negli occhi o semplicemente concretizzarne l’esistenza nelle nostre vite fa troppo male e, quindi, l’istinto è quello di scappare. A tutto questo si aggiunge la polemica sociale. Non è raro, infatti, che i soggetti in psicoterapia vengano additati come “pazzi” o, più comunemente, come persone che gettano denaro. Ma in tutto questo anche la famiglia gioca un ruolo fondamentale. Accade spesso che, all’interno del contesto familiare, la condivisione di problemi personali venga sminuita, sottovalutata o persino completamente ignorata, sulla base della convinzione che nel mondo esistano «problemi ben più gravi» e che, pertanto, difficoltà e insicurezze adolescenziali non siano motivi sufficienti per intraprendere un percorso di psicoterapia. Quest’ultimo, inoltre, potrebbe essere percepito da un genitore come il segno di un proprio fallimento personale. Tutti i motivi sopra elencati sono in grado di condizionare un soggetto in modo esponenziale, danneggiando irreversibilmente la sua persona e la capacità di pensare con la propria testa.

È dunque inaccettabile pensare che, nel 2026, ci siano ancora così tanti pregiudizi nei confronti di chi, in fin dei conti, cerca solo un po’ di pace, un po’ di aiuto o semplicemente qualcuno con cui sfogarsi. La verità è che tutti abbiamo bisogno di aiuto, ma c’è chi ha il coraggio di ammetterlo a se stesso e cercare dunque una soluzione, e chi, invece, continuerà a scappare tutta la vita, vivendo una pace fittizia contraddistinta da illusioni e bugie.