
Di Sanna Shen. Da studentessa, considero queste nuove regole un segnale preoccupante. La scuola dovrebbe insegnare a convivere con le differenze, non farci sentire che alcune persone siano un problema da contenere. Il decreto del governo Meloni prevede un limite del 30% in determinate classi prime per gli studenti stranieri che non hanno ancora un percorso scolastico consolidato in Italia. Prevede inoltre il divieto di coprire il volto durante le attività scolastiche, con riferimento al burqa e al niqab. Capisco l’importanza di conoscere la lingua italiana e di permettere a tutti di seguire le lezioni. Ma per integrare davvero servono insegnanti, corsi di lingua, sostegno e opportunità, non soltanto percentuali e divieti. La provenienza di uno studente non misura la sua capacità di imparare, partecipare o diventare parte della comunità. Anche sul burqa e sul niqab serve attenzione: la scuola deve garantire identificazione, sicurezza e dialogo, senza trasformare le differenze culturali in un motivo per giudicare automaticamente chi li indossa. La parità e la libertà devono essere tutelate insieme, con regole chiare e rispetto per le persone. L’integrazione non si costruisce dividendo chi appartiene a una classe da chi sembra diverso. Si costruisce facendo in modo che nessuno venga lasciato indietro.
