Di Daniele Garabello. Cristiano Ronaldo è stato sospeso dalla nazionale portoghese. Sembra surreale, eppure è tutto vero. Nello stesso periodo in cui il rivale di una vita Lionel Messi si ritira dalla sua nazionale in mezzo a lacrime di commozione, Cristiano viene visto quasi come un problema.

Nato a Funchal, nel l’arcipelago di Madeira, da una famiglia molto povera. A vent’anni, la sua vita viene segnata dalla perdita del padre, a causa di problemi di salute aggravati dall’alcol.

Una cosa ha sempre contraddistinto Ronaldo nella sua carriera: l’ossessione per la vittoria, soprattutto per rendere fiero suo padre e la sua famiglia. Un uomo invidiabile con una mentalità ed un fisico altrettanto invidiabili.

Essendo nato in una nazione calcisticamente forte ma non ai livelli di Brasile, Francia e Italia, per il popolo portoghese avere uno dei calciatori più forti della storia è un vanto non indifferente. Certamente ha avuto picchi altissimi con la maglia rossoverde, come la cavalcata per la vittoria di Euro 2016 proprio contro la Francia o la tripletta contro la Spagna ai Mondiali.

Esiste un famoso detto: “I record sono fatti per essere battuti”. Una certezza, per anni, è stata che Cristiano sarebbe riuscito a infrangere anche i record più impensabili. Però questa sua ossessione per la vittoria lo ha anche portato a fare una cosa pericolosa, sfidare padre tempo. Questa è l’unica partita che nemmeno lui può vincere. Tenersi in forma smagliante sicuramente ti può allungare la carriera ma non ti rende eterno ed è proprio il doverlo accettare la parte più difficile di tutte.

Torniamo al problema iniziale, la nazionale portoghese si trova in una posizione scomodissima. Anche se oggi le basi sono più che solide, con grandi prospetti pronti a dare il pr

oprio contributo, per anni, tutte le speranze di un popolo sono state riposte proprio nel numero 7, che altrimenti in quegli anni, avrebbe navigato nella mediocrità calcistica. Ronaldo, dopo tutto quello che ha fatto, pretende di giocare almeno mezz’ora ogni partita e sicuramente la nazionale non può voltare le spalle alla sua più grande leggenda. Allo stesso tempo, essere obbligati a far giocare un calciatore di 41 anni, che sì, ti può risolvere la partita in qualsiasi momento ma che non ha più la lucidità di vent’anni fa, può essere controproducente.

Proprio qui nasce il recente scontro tra CR7 e l’allenatore Jorge Jesus che l’ha lasciato in panchina per novanta minuti contro la Norvegia dopo avergli promesso mezz’ora in campo.

A oggi Cristiano è stato sospeso dalla nazionale, ma sembra che presto tornerà in gruppo. Da amanti del calcio, non speriamo che si faccia da parte, ma che sappia rispettare il suo ruolo da senato

re pronto a dare una mano quando serve. La carriera parla per lui ma, arrivati a questo punto, magari quel cognome sulla maglia non basta più per garantirgli minutaggio, anche perché, vederlo passare da eroe ad antagonista non sarebbe una giusta conclusione per una carriera così gloriosa.

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