Di Andrea Mele. Artemio Franchi di Firenze. Basta pronunciare il nome di questo stadio per capire il problema: lavori iniziati nel 2024, non si è riuscito a terminare la curva Fiesole per il centenario del club (2026) e i lavori in generale rischiano di essere terminati in ritardo rispetto alla tabella di marcia, insieme al fatto che ci sono progetti per nuovi impianti presentati da tempo e non ancora partiti.

Un esempio recente di nuova costruzione da prendere all’estero è il nuovissimo stadio dell’Everton, con i lavori iniziati nel 2021 e conclusi dopo solo 4 anni. Ma come mai noi siamo così indietro? Un primo problema è quello dell’iter burocratico, servono troppi permessi, da enti locali, ministeri e soprintendenze ed un secondo problema riguarda l’instabilità politica ed i continui ritardi amministrativi che spingono gli investitori a rinunciare all’investimento. In tutto questo siamo candidati, insieme alla Turchia per ospitare l’europeo del 2032 e attualmente, rispetto all’Inghilterra o alla Spagna o alla Germania, abbiamo solo cinque stadi di proprietà, di cui solo uno rispetta i criteri per ospitare le partite della competizione: l’Allianz Stadium di Torino. Gli altri stadi hanno tutti bisogno di un restyling per essere a pieno regime dato che l’età media degli impianti di Serie A è di 56 anni. Questi impianti così vecchi costituiscono un problema non soltanto d’immagine, in quanto molti di essi hanno ancora la pista d’atletica che rendono la visibilità molto ridotta e l’attrattiva televisiva molto più bassa, ma hanno anche un problema di mantenimento, dato che le società devono pagare un “contratto d’affitto” per restare in quello stadio e non vi sono le varie attrazioni che ci sono in uno stadio privato che garantiscono incassi maggiori oltre ai solo biglietti venduti (musei, bar, aree commerciali).

Bisogna assolutamente attuare delle politiche che favoriscano le costruzioni di impianti più moderni e soprattutto privati, di cui sono le società calcistiche a doversene occupare e questo favorirebbe anche i comuni, perché non solo avrebbero una cosa in meno a cui pensare, ma diventerebbero un’enorme attrazione per la città stessa.

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