
Di Vittoria Macchioni- Abbiamo avvelenato lo sport trasfigurando i giovani in macchine da prestazione ossessionate dal successo a tutti i costi.
In una società malata di perfezionismo e di vittorie ostentate, stiamo distruggendo la salute mentale dei giovani atleti prima ancora che muovano i primi passi verso i loro sogni. Lo sport non deve essere una condanna all’eccellenza, ma la palestra dell’anima dove la sconfitta rappresenta il pilastro portante della crescita umana.
Il risultato immediato sta soffocando la passione vera, trasformando i campi di gara in tribunali e gli spalti in gabbie di frustrazione genitoriale. Vedere ragazzi spezzati dall’ansia da prestazione prima di una gara è la sconfitta più grande che si possa registrare nel mondo dello sport. Il valore di un atleta non si misura dai trofei in bacheca o dal numero di competizioni a cui partecipa, ma dalla capacità di guardare in faccia il proprio fallimento, imparare dagli errori, riallacciarsi le scarpe e ripartire a testa alta senza ascoltare i giudizi
altrui. In un’epoca che premia solo chi arriva primo, dobbiamo insegnare che il vero coraggio sta nell’andare avanti anche quando il tabellone segna una sconfitta. Lo sport ha il dovere morale di riappropriarsi del suo ruolo di scudo emotivo, insegnando che cadere non è una vergogna ma il passaggio obbligato per diventare uomini e donne liberi, forti e indipendenti.
Chi pretende solo campioni sta uccidendo il futuro del nostro Paese. Restituire ai ragazzi la libertà di sbagliare è l’unico modo per restituire allo sport la sua vera dignità e la sua vera essenza.
Sport/Il diritto di sbagliare per tornare a vivere
