Di Francesco Pio Sagliocco. Ci sono artisti che vengono giudicati frettolosamente in base alle parole esplicite dei propri testi. Kid Yugi è uno di questi, spesso associato alla volgarità senza considerare fino in fondo ciò che la sua musica racconta. Durante il suo primo grande tour “Anche gli eroi muoiono” nei palazzetti italiani, Kid Yugi ha registrato il tutto esaurito dimostrando quanto la sua musica sia capace di raggiungere un pubblico ampio. Solo la popolarità però, non basta per spiegare il valore di un artista.I suoi testi agli occhi di molti ancora non sembrano venire compresi del tutto, questo perché alcuni ascoltatori si fermano solo alle parole esplicite e così facendo, non arrivano a comprendere il significato profondo dei suoi pezzi.Fermarsi alle prime volgarità delle sue canzoni non permette di vedere il lato intellettuale di questo artista. Moltissimi dei suoi successi musicali, infatti traboccano di riferimenti letterari, cinematografici, passando per la filosofia e le suggestioni bibliche. Il rischio degli autori come lui è che quando il linguaggio diventa crudo, il resto passi in secondo piano. La volgarità diventa quindi un’etichetta con cui definire l’artista. Un esempio di canzone sottovalutata da chi si ferma alla superficie è Davide e Golia, brano conclusivo del suo ultimo album che richiede un ascolto consapevole, perché racchiude probabilmente una profondità di significato e una ricchezza simbolica che meritano di essere approfondite. Nel brano il rapper lascia spazio alla difficoltà di affrontare un mondo in cui non tutti partono dalle stesse condizioni e usa toni crudi verso se stesso per mostrare fragilità, dubbi esistenziali e stanchezza interiore. Il brano diventa interessante perché la durezza delle parole non esclude la sensibilità, così come raccontare la sofferenza non significa usare un linguaggio delicato. Kid Yugi usa un immaginario crudo e violento parlando di se stesso come “un bambino che fa la campana sulle mine in Vietnam”, usa metafore forti definendosi “un tossico finito che combatte l’astinenza”, oppure parla di cinismo e morte riconoscendo la crudezza dell’industria musicale dicendo “ora che sono vendibile chiunque vuole la sua fetta”. Questo non significa che ogni parola forte debba essere giustificata o che ogni critica verso l’artista sia errata, significa che riconoscere un testo musicale merita di essere valutato nel suo insieme, senza ridurlo alle singole espressioni.

Il problema arriva quando il giudizio arriva prima dell’ascolto, sostituendo la curiosità di capire.Si può non apprezzare Kid Yugi, ma sottovalutare la sua musica soltanto per il linguaggio utilizzato significa rinunciare a comprenderne la parte importante, un po’ come succede a tutti i rapper come lui che generano questa forma di musica.La volgarità può colpire al primo ascolto, ma è quello che si nasconde dietro le parole a meritare un ascolto più profondo.