
Di Melissa Galliotto. Ci hanno sempre insegnato che l’amore è qualcosa di bello, fatto di fiducia, rispetto e libertà. Ma cosa succede quando una relazione, invece di farci stare bene, comincia a farci paura? Quando la gelosia viene scambiata per amore e il bisogno di stare insieme si trasforma nel desiderio di controllare l’altra persona? La dipendenza affettiva può portare a mettere da parte se stessi pur di non perdere qualcuno, arrivando a giustificare comportamenti che fanno soffrire. Ma è importante capire una cosa: non tutte le dipendenze affettive portano alla violenza e nessuna sofferenza sentimentale giustifica il controllo, le minacce o l’aggressività. A volte, però, dietro quello che viene definito amore si nasconde una mentalità pericolosa: quella secondo cui l’altra persona ci appartiene e non può scegliere di andarsene. La storia di Giulia Cecchettin, uccisa nel novembre 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta, condannato all’ergastolo, ci ha costretti a confrontarci con questa realtà. Giulia aveva 22 anni, studiava, aveva sogni e progetti per il futuro. La sua vita è stata spezzata da una violenza che non può essere giustificata in alcun modo. La sua vicenda ci porta a porci una domanda dolorosa: come si può arrivare a pensare che la fine di una relazione sia un motivo per togliere la vita a un’altra persona? Nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a decidere della libertà, delle scelte e del futuro di qualcun altro. Credo che il problema sia anche nel modo in cui, ancora oggi, interpretiamo certi comportamenti. Frasi come «è geloso perché ti ama» o «non riesce a stare senza di te» possono sembrare innocue, ma rischiano di far passare il controllo per una dimostrazione d’amore. Per questo è fondamentale imparare a riconoscere i segnali di una relazione malsana e smettere di minimizzarli. Non possiamo limitarci a parlare di femminicidio quando ormai è troppo tardi. Dobbiamo educare al rispetto, insegnare che un rifiuto va accettato e che una separazione non è un torto da vendicare. La storia di Giulia non dovrebbe essere soltanto una tragedia da ricordare, ma un motivo per cambiare il modo in cui cresciamo e viviamo le nostre relazioni. Perché amare qualcuno non significa possederlo, e nessuna donna dovrebbe mai avere paura di scegliere la propria libertà. L’amore non può essere una prigione, e nessuno dovrebbe pagare con la propria vita il prezzo di esserne uscito.
