
Di Niccolò Parisi. Sessantacinque euro per seguire il Milan in trasferta a Udine. Un prezzo che ha spinto il tifo organizzato rossonero a comunicare la propria assenza alla partita del Bluenergy Stadium di domenica 25 ottobre. Una scelta che mette in luce, ancora un’altra volta, un problema sempre più grande: seguire la propria squadra sta diventando sempre più costoso. Dietro al costo di una trasferta, però, non c’è solo il prezzo del biglietto. Tra benzina, pedaggi autostradali, treni ed eventuali pernottamenti una trasferta può costare centinaia di euro. Pensiamo a un padre che vuole passare una domenica con suo figlio allo stadio. Due biglietti da 65 euro significano già 130 euro, a cui vanno aggiunti i costi menzionati in precedenza. Per tanti, soprattutto giovani e famiglie, una giornata allo stadio diventa una spesa difficile da affrontare, costringendo a rinunciare a un momento di gioia da vivere insieme, o a fare grandi sforzi economici. Per chi decide di rimanere a casa, la passione continua a costare anche davanti alla televisione. Tra abbonamenti televisivi e molteplici piattaforme, seguire il campionato può pesare sul bilancio familiare. La passione non dovrebbe diventare una spesa difficile da sostenere. Mentre in Italia non si fa niente per trovare una soluzione al problema, negli altri paesi europei qualcosa si muove. In Inghilterra, per esempio, la Premier League ha confermato il tetto massimo di 30 sterline per i biglietti dei tifosi ospiti. In Spagna, l’accordo promosso dalla Liga, che oggi coinvolge 17 club su 20, prevede un prezzo massimo di 30 euro per i biglietti del settore ospiti. Anche la UEFA, l’organo di governo del calcio europeo, è intervenuta in difesa dei tifosi ospiti. Dalla scorsa stagione il tetto è di 50 euro in Champions League, 35 euro in Europa League e 20 euro in Conference League. In Italia, le responsabilità non sono soltanto dei singoli club. La Lega Serie A non può limitarsi a prendere atto del problema, bensì, deve trovare un accordo con le società per mettere gli interessi dei tifosi davanti a quelli economici delle società. La battaglia dei milanisti deve diventare quella di tutte le tifoserie, mettendo da parte le rivalità e i colori. Il calcio è dei tifosi. Senza di loro questo sport perde il suo significato. Perché tifare non dovrebbe essere un lusso, ma un diritto di tutti.
