Di Beatrice Toscanelli 19 ottobre 2026, il NUOVO IMAIE presenta alla Festa del Cinema di Roma un confronto diretto per il futuro del settore audiovisivo: la tutela dell’identità artistica nell’era dell’intelligenza artificiale generativa.Siamo presso il Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, il titolo dell’evento descrive la realtà che stiamo attraversando, La mia voce, il mio volto, il mio algoritmo: difendere l’identità artistica nell’era dell’IA. Abbiamo ascoltato gli interventi di rappresentanti delle istituzioni, artisti, professionisti e avvocati specializzati, per approfondire l’utilizzo delle nuove tecnologie applicate al lavoro degli attori e che effetto hanno sui loro diritti.Un tema che coinvolge tutti sia chi lavora nel filone creativo sia per chi ascolta e vede un prodotto finito, è vero l’IA può aiutare in ambito medico ma la creatività umana deve essere tutelata. Il 12 Agosto 2025 Google ha plasmato il suo motore di ricerca in motore di risposta, in un solo giorno il settore giornalistico ha perso più del 35% del lavoro d’informazione, sono tantissimi i casi come questo dove l’IA prova a sostituire il lavoro umano.Il progresso va bene finché è a servizio dell’uomo: nella storia ne abbiamo già avute di situazioni simili (La macchina da scrivere, i cartoni animati, ecc..) che poi hanno tutte trovato il loro effetto positivo perché governate dal buon senso e dalla legge.Il prossimo mese, La Sottosegretaria al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni presenterà in Senato il testo della “Legge Cinema” che assicura la tutela dei diritti per artisti sceneggiatori ed esecutori. Voce e Volto sono l’immagine di una persona, di fatto non può essere un dato biometrico di cui appropriarsi liberamente e non devono finire nell’apprendimento automatico del deeplearning. Vuole modificare, quindi, la cessione dei diritti nel contratto e se l’artista revoca il consenso la “macchina” deve dimenticare e cancellare quanto assimilato.I modelli di DeepLearning sono privi di emozioni, non dobbiamo mai dimenticare che ci confrontiamo con un’interfaccia che non avrà mai una sua conoscenza, le parole di Luca Ward (attore e doppiatore) ci ricordano cosa differenzia l’interpretazione di un attore e la sua replica da parte dell’intelligenza artificiale: “Una macchina così sofisticata, non avrà mai un suo vissuto storico, che invece l’essere umano porta con sé. La macchina può modificare sicuramente il tono della voce e il timbro, ma l’espressività di un’intenzione di una persona non la può replicare: le sue gioie, i suoi dolori, le sue vittorie e le sue sconfitte.”L’intelligenza artificiale è entrata in tutte le fasi della creatività dall’origine alla produzione di contenuti, generando performance digitali che possono riprodurre le caratteristiche di un interprete anche in assenza della sua partecipazione diretta. Un conto è intervenire un altro è sostituire, abbiamo l’obbligo di sapere dove, come e quando vengono utilizzati i dati di quella prestazione dall’IA, le società abbassano i propri costi per utilizzarla e dall’altra parte manca la trasparenza con i cittadini che non distinguono più cosa è reale da cosa è falso.Questa situazione del diritto connesso va estesa a tutti i cittadini, perché è diventato troppo facile copiare e duplicare la voce di una persona qualsiasi, da un semplice video trovato sui social. Lo dimostra l’avvento di nuove truffe telefoniche a signori anziani che sentono la vera voce della nipote che chiede denaro, come può immaginare che è un computer che gli sta parlando? Il problema è chi gestisce e come vengono usate le nostre informazioni online, dobbiamo riflettere sulla necessità di adottare strumenti di tutela adeguati all’era dell’IA, nel quale il progresso tecnologico deve misurarsi con il rispetto della persona, del lavoro creativo e dei suoi artisti.Dietro ogni interpretazione c’è una persona, una vita con una storia, che un algoritmo non può riprodurre.
Cultura/Difendere l’identità artistica nell’era dell’IA
