Di Eleonora Gentile

Ogni 12 secondi,  una donna subisce un abuso; e ogni 60 ore uno donna smette di essere vittima,semplicemente smette esistere. Che siano secondi, minuti, ore,giorni, il traguardo è sempre lo stesso con la vergognosa “vittoria” dell’uomo: violenza spesso fino alla morte.

Dall’1 gennaio al 31 ottobre 2018, rispetto al totale degli omicidi commessi in Italia, i femminicidi sono saliti al 30% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Un’onta, uno sfregio, un’offesa che noi donne non siamo più disposte a tollerare
Ed è proprio questo il problema:il femminicidio negli ultimi anni è diventato così presente da diventare normale e quella “normalità” poi, si è a trasformata anche in indifferenza.
Nonostante le leggi e le numerose campagne di sensibilizzazione, dai dati,e dai risultati l’impressione è che ,nell’opinione pubblica, ci sia stata una sorta di marcia indietro e anziché viaggiare nella direzione della condanna e dell’eliminazione delle violenze che poi sfociano nell’omicidio,si stia andando verso l’indifferenza; peggio ancora, nell’insofferenza di fronte a queste notizie.
Il fatto che in ogni telegiornale si parli  del caso di una donna uccisa,certamente turba,crea un senso di condanna , ma spesso finisce li; come se le molestie e le violenze inflitte alle donne siano normali ed accettabili.
Distante da dal mondo che circonda noi donne; distante da noi. Si pensa sempre che quello che accade ad altre sia lontano da noi.
E invece quello che accade è che quelle donne siamo e potremmo essere noi.
E fino ad ora l’unica cosa che siamo stati in grado di fare per loro è quella di averle uccise per la seconda volta e forse ancora più brutalmente della prima.Perché i loro nomi,le loro storie sono diventate per noi, solo un sottofondo e non un coro per gridare: “no,non si può morire così!”
Un coro in grado di respingere e combattere tutte le violenze e gli abusi, perché ciò che è avvenuto con normalità, non lo sia più.

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