Di Luna Luciano. Il giusto bersaglio per un figurato gioco a freccette: la Cina prima e l’Italia poi sono state soggette, nelle scorse settimane, alle più feroci critiche e accuse in merito al virus Covid-19, tra le accuse quella di non aver fatto abbastanza, criticando i diversi errori nella gestione dell’emergenza. Il Coronavirus 2019 si è esteso a macchia d’olio su tutto il continente, portando con sé panico e soprattutto tanta discriminazione. Diversi sono stati i fenomeni di razzismo nei confronti dei cinesi, anche in Italia, e in seguito gli italiani nel resto del mondo. In questi ultimi giorni diversi paesi chiudono le frontiere e sospendono voli e viaggi, lasciando l’Italia sempre più isolata, eccezione fatta per la stessa Cina che rialzandosi dalla crisi e emergenza sta inviando mille respiratori.

L’Austria invece ha sospeso i collegamenti ferroviari internazionali al Brennero. In Slovenia sono iniziati i controlli alla frontiera con l’Italia, e l’ingresso di persone è consentito solo ai cittadini sloveni. Ci sono altri due Paesi però in cui l’epidemia si sta diffondendo a macchia d’olio: Francia e Germania. Entrambi hanno superato i mille contagiati.E “E’importante decidere bene quali passi compiere e quando – ha spiegato il cancelliere austriaco Sebastian Kurz- La domanda decisiva è quando”.

Intanto in queste ore l’OMS – l’Organizzazione Mondiale della Sanità – dichiara la pandemia. Da stato epidemico si è giunti quindi  ad uno stato pandemico – quando il virus non è più localizzabile geograficamente a causa del suo alto livello infettivo. Quest’ultimo evento permette di prendere atto del fatto che un virus non può essere contenuto da linee immaginarie di confini geopolitici, ma soltanto dalle dovute precauzioni.

Precauzioni che l’Italia ha adottato a seguito dal primo paziente risultato positivo al coronavirus, come ha sostenuto nelle scorse settimane la nota virologa Ilaria Capua: «Troviamo tutti questi malati perché semplicemente abbiamo iniziato a cercarli».

A questo punto ci si potrebbe domandare se negli altri Paesi non sia stato sottostimato il potere infettivo del Coronavirus. Secondo una ricerca svolta da “Il Fatto Quotidiano” in  Europa si è registrata una grande discrepanza nel numero di tamponi effettuati per scoprire i casi positivi al Coronavirus e soprattutto poca trasparenza. “I numeri in molti Paesi non vengono resi pubblici“. Nazioni come Germania, Francia e Spagna  non hanno rilasciato dati certi sul numero di tamponi eseguiti, e neanche sul numero di pazienti in terapia intensiva. Molti Paesi potrebbero quindi aver cercato meno attivamente i casi di polmonite atipica all’interno del proprio territorio.

Allo stato attuale dell’emergenza l’OMS ha dichiarato : “Ci sono Paesi che non stanno facendo abbastanza per arginare l’epidemia – riferendosi in particolar modo agli Stati Uniti dove un tampone costa migliaia di dollari –Sosteniamo l’azione intrapresa dall’Italia. Le vostre misure ci serviranno da lezione”.

Con lo stesso tono di fiducia il Presidente del Consiglio  Giuseppe Conte si è rivolto all’Italia, questa sera 11 marzo, adottando ulteriori precauzioni chiudendo tutte le attività di non prima necessità. “Siamo stati i primi ad essere stati colpiti duramente dal Coronavirus, ma siamo anche quelli che stanno reagendo con maggiore forza e precauzione, diventando un modello per tutti gli altri Paesi“.

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