Di Alessandra Mastroddi. Sinner sconfigge Bublik e accede alle semifinali del Miami Open e saranno le sue prime SF in un Master 1000!

Questo ragazzo che sta facendo divertire e sognare i tifosi italiani, l’ho conosciuto nel 2014 quando è venuto nel mio circolo, l’Avezzano Tennis Team, per disputare i campionati italiani under 13. E’ arrivato, il classico pel di carote: lentiggini e capelli rossi, secco allampanato, col suo maestro storico, Herybert  Mayr detto Hebi. Tutte e due parlavano il tipico italiano stentato da alto-atesini doc. Di Brunico il maestro, di San Candido l’allievo. Mayr lo guidava nella routine consueta dei tornei di tennis: giù dal letto di buon’ora, per approfittare dei campi vuoti prima dell’inizio degli incontri. Esercizi defaticanti e poi pronti per il match in tabellone. Lui lavorava, resisteva, faticava, competeva e arrivava in fondo. Jannik, campione di sci a 7 anni, soffriva di nostalgia della famiglia, accadeva sempre appena si allontanava da casa. Dall’Alto Adige all’Abruzzo la distanza era proibitiva. La mattina della semifinale Jannik stava male, febbre, nausea e io, da ufficiale di gara, consigliai il maestro Mayr di farlo visitare, visto che l’ospedale è proprio dirimpetto al nostro impianto. Sinner tornò con un certificato medico che lo autorizzava a scendere in campo perché non aveva niente di grave. Ansia da prestazione. La sua prima semifinale importante: il campionato italiano di categoria. In tutte le sue interviste è lo stesso maestro Mayr che ha sempre dichiarato: “La svolta fu ad Avezzano, ai campionati nazionali Under 13. La mattina della semifinale mi disse che stava male, lo portai all’ospedale ma non aveva nienteGiocò, perse, eppure seppe reagire. Fu un passo verso la maturazione: sapeva che se voleva seguire la sua strada doveva togliersi di dosso certe paure”.

Avezzano il contrattempo di Jannik.  Semifinale dei Campionati Under 13,  la svolta del piccolo Sinner che con la solennità dei bambini mi disse: “il tennis è più bello dello sci, perché hai tempo di reagire, di correggere l’errore. Sciando se fai un errore sei fuori.”

L’ho rivisto Jannik, al Foro Italico 2 anni fa, per gli Internazionali 2019, nel match vinto contro Lorenzo Musetti. Finito l’incontro è tornato alla sua panchina ed io sedevo lì dietro. Ci siamo guardati e gli ho fatto l’occhiolino, applaudendolo.  M’ha guardato con lo sguardo di chi pensa:  ”dove l’ho vista?”. Poi cambiando espressione, s’è messo le mani in testa esclamando: ”Giudice… Avezzano… come sta?”.

Pensai, senza dirlo: “E’ migliorato anche l’italiano”. Magnifici progressi per questo fantastico ragazzo del 2001.

 

La semifinale, un contrattempo ad Avezzano che diventa storia a Miami. Sinner nell’Olimpo di Federer e Nadal.

Nella fornace della Florida l’altoatesino nel match che lo ha portato alla semi del Miami Open, ha dovuto sempre rincorrere, lo score dell’incontro, 76 64 per l’italiano che stabilisce il suo primato anche quando si tratta di giocare il tie-break. Sinner è lì freddo, concentrato, ai limiti dell’imperturbabile finché non ha dato tutto e porta a casa l’incontro. Il Sinner di oggi non è più il bambino che faceva tanta fatica ad allontanarsi da San Candido anche col maestro Mayr. E’ lecito sognare visto che si contenderà la finale con lo spagnolo Bautista Agut che a sorpresa ha battuto la testa di serie n.1, il russo Medvedev.

Risultati alla mano Jannik Sinner è il più precoce di sempre nella storia del tennis italiano. E’ stato il più giovane a vincere un challenger, il più giovane a entrare tra i primi 100, il più giovane a battere un top 10 e il più giovane a vincere un torneo ATP.

Nella sua prima semi in un Master 1000 eguaglia il record di Fabio Fognini di Miami 2017 e guardando la statistica pubblicata sul sito dell’ATP, prima di Sinner solo 7 giocatori sono riusciti a raggiungere le semifinali di Miami prima dei vent’anni. Due sono i canadesi Shapovalov e Auger Aliassime. Gli altri sono: Andrè Agassi, Lleyton Hewitt, Rafael Nadal, Andy Murray, Novak Djokovic. E sono tutti diventati n°1 del mondo….

Jannik è uno tosto anzi “not human” come ha detto il suo avversario Bublik, complimentandosi con lui, a fine incontro.