Di Federico Manzi.

PAU LOPEZ S.V.: sembrava essere iniziata nel peggiore dei modi la serata dello spagnolo, con l’uscita alquanto rivedibile sul vantaggio di Bruno Fernandes ma poi inizia a far sentire la sua voce e lo United crea poco. Si aggiunge anche lui, dopo 28 minuti, alla lista nera degli infortunati. Peccato. (Dal 28’ MIRANTE 3.5: entra a freddo, per la prima volta in carriera, in uno dei tempi del calcio inglese con un’ottima uscita su Cavani che ha evitato il pareggio sul finale del primo tempo ma, nella ripresa, è uno dei protagonisti di uno dei più agghiaccianti film horror della storia della Roma. La responsabilità di almeno due goal è tutta sua. E’ tempo di cambiare aria –e nome- in mezzo ai pali dei giallorossi).

SMALLING 4.5: torna da ex nello stadio che lo ha visto protagonista tante volte ma, alla prima uscita su Pogba, capitola e lo fa girare senza problemi per l’imbucata vincente dell’1-0. Da lì in avanti ne prende molte ma nel secondo tempo, lui e tutti i compagni, invitano a nozze gli avversari lasciando buchi aperti in ogni zona della difesa.

CRISTANTE 4.5: continua nel ruolo di difensore centrale sostituendo, questa volta, lo squalificato Mancini. Per il 4 è stato un calvario per l’intera partita, vedendo sbucare maglie rosse da ogni parte, non riuscendo minimamente ad opporsi a nessuna azione d’attacco degli inglesi.

IBANEZ 4.5: ormai il brasiliano ha abituato i romanisti a recuperi formidabili intervallati da scelte di gioco imbarazzanti. E avanti così anche ieri sera, nella notte più importante della stagione, nella quale la difesa giallorossa era chiamata, anzi obbligata, a mettere cuore ed anima per tutti i 90’ per fermare i diavoli rossi. Ha contribuito attivamente all’ennesima figuraccia della stagione.

KARSDORP 5: corsa, sacrificio e tanto sudore. L’olandese è diventato imprescindibile per questa squadra, con le sue galoppate sulla destra che mettono sempre in apprensione le difese avversarie. Nel secondo tempo, però, anche lui è calato drasticamente con il collega Shaw che praticamente passava indisturbato ogni volta che toccava il pallone. Sicuramente con i cambi a disposizione, il numero 2, avrebbe meritato un po’ di riposo.

DIAWARA 4.5: diga quasi impenetrabile nel primo tempo che, però, continua a sbagliare palloni più che bollenti ad ogni singola partita. Prova a mettere qualche toppa per fermare quelli del Manchester ma la forza, fisica e mentale, dei Red Devils è troppo per questa Roma.

VERETOUT S.V.: serviva lui, la sua corsa, il suo pressing, il suo sacrificio. Sogno durato appena 5 minuti per il francese, costretto ad uscire probabilmente per lo stesso problema fisico che lo ha tenuto fuori per diverse settimane.  Non siamo medici, ovvio, ma forse la preparazione del 17, il quale dopo appena 2’ ha accusato dolore, non era ottimale per giocare dal primo minuto. (Dal 5’ VILLAR 4: giovane, forse troppo per entrare così su due piedi all’Old Trafford. Chiamato a prendere in consegna uno come Pogba che si mangia lo spagnolo per l’intero match. Non ancora all’altezza per competere in certi palcoscenici).

SPINAZZOLA 6: galoppa, come al solito, sulla sinistra ed infatti il momentaneo vantaggio romanista parte proprio dai suoi piedi e dalla sua velocità. Ultimo ad iscriversi, dopo Veretout e Pau Lopez, alla lista nera degli infortunati della serata. Anche lui rientrato da poco..Che sia il segno, per i Friedkin, che dovrà necessariamente cambiare qualcosa anche all’interno dello staff di Trigoria. Troppi infortuni nel corso della stagione e quelli di ieri di sera hanno fatto veramente male. (Dal 37’ BRUNO PERES 4.5: affronta prima Rashford e poi Greenwood sulla sinistra. E questo la dice lunga sulla scarsa scelta di riserve che ha la Roma da qualche anno. Nessuna novità sull’operato del brasiliano: poco coraggio e molte, molte sbavature difensive che costano carissime alla Roma. E’ ora di cambiare)

PELLEGRINI 5.5: ieri sera, sicuramente, per la prima volta è stato il migliore in campo (per un tempo). Da romanista ricorderà, senza dubbi, il famoso 7-1 subito proprio il quello stadio, 14 anni fa, dai suoi predecessori. Inizia bene, insacca un rigore pesantissimo e fornisce l’assist per il vantaggio di Dzeko. Il paradiso? Sì, prima della vortiginosa caduta verso l’inferno più buoi del secondo tempo. Se è vero che, almeno in parte, gli si può rimproverare poco, è anche vero che un capitano –un vero capitano- in caso di difficoltà prende la squadra per mano e la strascina, nel giro di poco, fuori dal tunnel. Il 7 ha fatto tutt’altro, prendendo parte attiva allo spettacolo pietoso ai quali hanno assistito i romanisti. Poco maturo che tenere quella fascia al braccio. E le dichiarazioni a fine gara ne sono la conferma.

MKHITARYAN 5.5: un lampo di genio che vale l’imbucata per l’assist di Pellegrini ma niente più. Serviva la sua esperienza, il suo carisma e la sua classe per affrontare una partita del genere ma, invece, le gambe sono tremate anche a lui.

DZEKO 6: il solito Edin, il solito gigante che lotta e lancia i compagni (vedi la sventagliata da sinistra a destra per Karsdorp) ma nella ripresa sparisce anche lui. Niente fascia da capitano per il bosniaco ma cerca di caricare la squadra a continuare dopo il goal dell’1-2, con esiti drammatici. Mutilato da infortuni e Covid, è uno dei pochissimi a salvarsi in una delle stagioni più brutte della storia della Roma. Leader non riconosciuto al quale, nel litigio con Fonseca di gennaio, andava sicuramente portato più rispetto ed ascoltato di più perché, a quanto pare, ci aveva visto lungo.