Di Giorgia Ippolito. The Social è il racconto di come una dipendente di Facebook abbia cercato di smontare un sistema fondato sulla massimizzazione del profitto. Una storia che ti lascia riflettere su quanto l’odio nelle piattaforme sia tuttora ciò che ci tiene ancorati allo schermo.

Video discriminatori, bullismo, identità nascoste dietro profili falsi, perfino scontri tra politici trasformati in  video di quindici  secondi. Un intero mondo formato intorno a post, like, commenti e condivisioni.

I social sono stati creati per dare voce a chiunque eppure chi inizia a pubblicare contenuti senza un seguito viene molto spesso ignorato e chi invece ha già centinaia di migliaia di followers viene visto come una celebrità, anche se ogni suo contenuto consiste nel riprendersi davanti una telecamera.

Vogliamo distinguerci ma cerchiamo continuamente di assomigliare agli altri, seguendo gli stessi modelli, le mode, trend e ripetendo le stesse opinioni.  Stiamo confondendo la visibilità con il valore e l’approvazione con l’identità. Siamo continuamente connessi eppure sembra che tutto ciò non faccia altro che creare distacco.

Così l’odio diventa uno strumento ma anche fonte di guadagno, lasciando le piattaforme stesse decidere il nostro prossimo video.

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