
Di Leonardis Gaia Maria. Ci siamo ridotti a mangiare le notizie come fossero cibo spazzatura: un boccone e via, senza masticare, senza capire nulla di quello che accade attorno a noi.
Trenta secondi per capire la geopolitica globale, quindici per giudicare una riforma economica, otto per decidere se un fatto meriti attenzione.
Si consuma l’informazione alla stessa velocità con cui si sfoglia un catalogo di video brevi sullo smartphone. Si pretende la risposta subito, confezionata in tre righe, senza fare il m
inimo sforzo per comprendere cosa ci sia dietro. La complessità è diventata un fastidio e la pazienza è sparita del tutto. Studi recenti dimostrano come la concentrazione crolli davanti a uno schermo in quaranta secondi prima di passare ad altro. Quando l’approfondimento lascia il posto all’immediatezza, la visione d’insieme si dissolve. L’assenza di tempo per la verifica e per la riflessione rischia così di ridurre progressivamente lo spazio dedicato al pensiero articolato e al confronto critico.
Senza la pazienza di approfondire, lo scorrere dello schermo sostituisce definitivamente il tempo della comprensione.
Questo modo di informarsi cambia anche le conversazioni di tutti i giorni. Ci si ritrova a discutere di argomenti spesso anche importanti usando solo frasi fatte o slogan letti velocemente cinque minuti prima. Si sa un po’ di tutto, ma non si conosce niente veramente e quando manca la conoscenza vera, diventa impossibile farsi un’idea propria e difenderla con ragioni valide.
Cosa ci rimarrà della realtà quando avremo ridotto ogni pensiero ad un semplice clik?
