Di Federico Cappelli. “Adesso le prende, così la prossima volta se lo ricorda”, “Vieni qua o ti gonfio”, “Se piangi ti do il resto”.

Le precedenti sono tutte affermazioni che oggigiorno comunemente si sentono uscire dalla bocca di un genitore e di fronte alle quali nessuno, in fin dei conti, dà retta. Restiamo impassibili e decidiamo di normalizzare, come se la violenza su un infante fosse una cosa naturale. Ci diciamo: “È lei la madre, sicuramente sa cosa è meglio per suo figlio… Chi sono io per proferire parola al riguardo?”.

È schifoso come vedere un adulto fatto e cresciuto alzare le mani su un bambino, la cui cosa più grave che può aver commesso è stata disubbidire, non ci faccia alcun tipo di effetto.

Certo, il genitore avrà ottenuto l’obbedienza del bambino, ma quest’ultima, assieme alla devozione genitoriale, sarà unicamente guidata dal senso di paura di ricevere ancora punizioni fisiche dalle sue figure di riferimento e non perché, come contrariamente si pensa, lui abbia effettivamente capito il suo errore.

Abbiamo ottenuto un soggetto che associa una qualunque azione umana come l’errare ad una punizione fisica.

Il bambino, con la sua innocenza e ingenuità , è in grado di perdonare; noi, con la consapevolezza acquisita nel corso della nostra vita, non possiamo e non dobbiamo permettercelo e per spezzare questo ciclo di violenza che va avanti da millenni non è neanche minimamente considerabile l’impassibilità.

Ci troviamo di fronte a veri e propri abusi di potere. Immaginiamo di avere come unica risorsa per educare un figlio il dolore fisico. Che genitori saremmo? La risposta è semplice: non saremmo tali.

Un genitore ama il proprio figlio incondizionatamente e utilizzerà tutto il tempo necessario affinché quest’ultimo comprenda i suoi sbagli in maniera efficiente e pacifica.

Al giorno d’oggi la cosa è ancora normalizzata e nessuno fa sentire la sua voce al riguardo, perché le voci delle vittime interessate sono troppo piccole per essere ascoltate o prese sul serio.

È dunque essenziale far sentire la nostra voce per coloro che non possono, non restiamo fermi di fronte a un abuso

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