Di Daniele Garabello. Il tennis è uno sport completo. Proprio per questo motivo gli arti, ma soprattutto le articolazioni come ginocchia, spalle, gomiti o anche gli addominali, come nel caso di Berrettini, sono molto sollecitati. Due mesi fa, una leggenda di questo sport, Adriano Panatta parlava così: “Penso che il gioco stia cambiando, oggi si gioca a ritmi più elevati e si tira molto forte”.

Certo, esistono giocatori più predisposti a farsi male, ma quando i tempi di recupero si prolungano, due domande bisogna farsele. Si discute spesso sul fatto che le palline vengano rimpiazzate troppo spesso all’interno di una partita, quelle nuove sono più pesanti e di conseguenza mettono sotto sforzo i polsi. Inoltre, basti pensare che dei tornei più importanti della stagione ben cinque vengono giocati sul cemento, la superficie che sollecita più di tutte le articolazioni.

In modo da migliorare questa situazione, ci sono diversi modi per prevenire gli infortuni. Per quanto riguarda gli esercizi specifici, bisogna allenare quelli che stabilizzano le articolazioni e preparano gli atleti ai movimenti di questo sport come esercizi per le scapole, rinforzo progressivo dei muscoli dell’avambraccio, equilibrio su una gamba. Risulterebbe fondamentale anche apportare delle modifiche alle attrezzature utilizzate, ormai da tempo si sta discutendo su una possibile diminuzione della grandezza delle racchette che inevitabilmente cambierebbe il modo di colpire la pallina, provando così a diminuire le sollecitazioni.

È fondamentale non sottovalutare l’aspetto psicologico, ogni sportivo è cosciente del fatto che gli infortuni fanno parte di una carriera. Il problema si presenta quando sono ricorrenti e prolungati perché si può anche rischiare di finire in un calvario psicologico difficile da superare. Infine, parliamo del motivo principale: si gioca troppo. Bisognerebbe scaglionare i tornei in un arco di tempo maggiore, non sto dicendo che questo azzererebbe gli infortuni ma sicuramente permetterebbe ai giocatori di recuperare più tranquillamente, senza sentire la pressione dei media.

Se mettiamo insieme tutti i fattori, possiamo capire che ci vuole quasi un fisico da supereroe per resistere così tante ore ad uno sforzo fisico così importante. Ogni giocatori ha una propria struttura fisica che gli impone uno stile di gioco diverso. Per anni Sinner ha spinto molto per chiudere le gare in tre set sapendo che il suo corpo non avrebbe retto i cinque.

Nel suo documentario, Rafael Nadal afferma di avere due perforazioni alla stomaco dovute all’abuso di Voltaren durante la sua carriera, inoltre afferma con certezza che senza gli anti dolorifici avrebbe vinto almeno 10 slam di meno. Sono affermazioni importanti, nessuno pretende che un atleta sia così ossessionato da trascurare il proprio corpo e non ascoltarlo. Ma se è proprio lo sport che amano a non tutelarli, si rischia che le loro carriere vengano drasticamente ridotte e sarebbe, a dir poco, un peccato.

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