Di Francesca Sofia Rizzo. L’immaginazione di scrittori, registi e altri artisti è da sempre qualcosa in grado di anticipare la scienza e la realtà. A volte, uno dei suoi grandi benefici è il saper mettere in guardia da pericolose derive distopiche nel più o meno vicino futuro. Il futuro è adesso realtà: in Cina è entrato in vigore il 2 dicembre una misura che impone a tutti coloro che acquistano una nuova scheda SIM di sottoporsi ad un ”face-scan”.

La raccolta di dati biometrici è un nuovo fenomeno in diffusione in tutto il mondo. Proprio in Italia, è partito da qualche giorno in via sperimentale l’uso del riconoscimento facciale per eseguire il check-in in aeroporto. L’aeroporto di Fiumicino è il primo in Italia e uno dei primi in Europa ad adottare questa nuova tecnologia, che tuttavia promette di tutelare la privacy del passeggero non conservando nessun dato, limitandosi a rilevare temporaneamente i contorni del viso.

La stessa garanzia non possiamo averla in un paese come la Cina che ha più volte dimostrato la sua natura autoritaria. Il Ministero dell’industria e dell’informatica ha descritto la misura come un modo per ”proteggere i diritti legittimi e l’interesse dei cittadini nel cyber-spazio”. La realtà è però che ogni forma di anonimato nell’usare internet è stata così annullata, anche se già misure precedenti avevano imposto che gli account online fossero creati registrandosi con il proprio documento. Inoltre questa tecnologia rende possibile che gli utenti siano rintracciati anche al di fuori della rete: la Cina è uno dei paesi con maggiore diffusione capillare sul territorio di telecamere di sorveglianza, dagli uffici, alle scuole, fino ai centri di smistamento rifiuti.

C’è chi argomenta che nei paesi occidentali non ci sia in realtà una grande differenza e che le grandi compagnie come Facebook, Apple e Google, utilizzino già indisturbate queste nuove tecnologie di ”facial recognition”. Tuttavia c’è differenza rispetto a un paese che obblighi i propri cittadini a sottoporvisi, in un sistema oltretutto già contestabile e che si avvalga, solo per citare un esempio, di un ranking sociale che restringe fortemente le libertà individuali.

Attivisti per i diritti umani hanno descritto la misura come uno step ulteriore verso uno stato di sorveglianza distopica sempre più invasiva nelle vite dei cittadini. L’argomento che favoreggia la sicurezza a scapito della libertà può essere molto pericoloso: è forse meglio non avere rischi ma rinunciare alla propria privacy?
In un paese come la Cina a fare le spese di queste nuove misure sarà soprattutto chiunque manifesti una qualsiasi forma di dissenso e le minoranza oppresse del regime, in primis gli Uiguri nella regione dello Xinjiang.