Di Demetra Allori. Il cinema non ha bisogno solo di volti celebri: ha bisogno di storie capaci di lasciare un segno. Questa è la sfida che ogni festival dovrebbe raccogliere, oltre il fascino dei red carpet e dei grandi nomi. A roma dal 13 al 25 ottobre, la 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, porta sullo schermo, film, nuovi talenti e prospettive diverse, con un’ attenzione particolare alle nuove generazioni. Come protagonisti di questa edizione c’è Susan Sarandon, premiata con il womenland excellence award 2026 e presente per “The Accompainist” esordio alla regia di Zach Woods. Il cuore dell’evento È l’auditorium parco della musica Ennio Morricone, ad aprire il festival è “Wildwood”, un’avventura animata che mette al c’entro l’amicizia e la libertà. Per il cinema italiano c’è “Idda”, scritto e diretto da Irene dioniso, un racconto di promesse, memoria e legami che resistono nel tempo. Titoli differenti che ci permettono di usare il cinema per osservare il presente attraverso storie capaci di farci emozionare e far riflettere. Ma il valore di una manifestazione cinematografica non può esaurirsi nella notorietà dei suoi ospiti. Il cinema conta quando riesce a raccontare storie che ci parlano di conflitti, fragilità e cambiamenti restituendo dignità a esperienze che troppo spesso restano ai margini. In un epoca in cui le immagini scorrono velocemente e tutto si consuma in pochi secondi, fermarsi davanti a una storia significa concedersi il tempo di ascoltar e e vedere la realtà da un’altra prospettiva.Le star attirano gli sguardi, ma sono le storie che meritano di essere raccontate.

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