
Di Serena Ancona. Giorgia Meloni ne va fierissima: con la Legge 9 ottobre 2026, n.180, articolo 8, finalmente gli studenti fuorisede possono votare nel comune di temporaneo domicilio. Anche in questo caso però il presidente del consiglio mette dei paletti. Infatti il voto è riservato solo a chi risiede fuori regione per almeno 9 mesi, e la procedura di registrazione potrà essere effettuata entro il 31 dicembre. Chi si trasferirà dopo questa data, potrà registrarsi entro 30 giorni dal maturare dei requisiti. Una scadenza inutilmente anticipata, che non è l’unica criticità che emerge dalla nuova legge. Il voto sarà infatti conteggiato nel collegio in cui i giovani studiano o lavorano temporaneamente, non in quello di residenza in cui sono registrati nella loro tessera elettorale. Questo indebolisce uno dei principi fondamentali della democrazia rappresentativa: il rapporto tra territori e rappresentanti politici. È un problema al quale, evidentemente, Fratelli d’Italia non ha pensato, o più semplicemente gli ha voltato le spalle. Non è tutto. Alla base della nuova legge c’è una forte incoerenza: solo lo scorso gennaio il governo aveva espresso parere contrario sugli emendamenti di +Europa, Pd, M5s, Avs e Azione che proponevano la sperimentazione del voto fuorisede. Da qui nasce il dubbio di noi studenti fuorisede, che per l’ennesima volta ci sentiamo ridotti a delle pedine, ad un capro espiatorio per prendere voti, viste le prossime elezioni di maggio 2027. A questo punto non resta che sperare che questo traguardo sia solo il punto di partenza verso un futuro più roseo per centinaia di migliaia di studenti, che ancora oggi si sentono considerati dal governo solo nel momento del bisogno.
