
Di Demetra Allori. Un gruppo di ragazzi è seduto a un tavolo. Sono insieme , ma tutti con gli occhi su uno smartphone, scorrono video, rispondono ai messaggi, controllano le notifiche. Sono connessi con centinaia di persone, ma stanno davvero comunicando tra di loro? Instagram, Tik Tok, Whatsapp e le altre piattaforme hanno modificato il modo in cui si relazionano i giovani. Amicizie, relazioni e momenti di vita quotidiana passano sempre di più attraverso uno schermo. Quanto i social riescono realmente a soddisfare il nostro bisogno di relazione, e quanto, invece possono aumentare il senso di isolamento?Parlando con i ragazzi di oggi, si intuisce che nonostante abbiano molte persone con cui parlare online, quando tornano a casa si sentono soli. Oltre a questo entra in gioco il confronto con gli altri, poiché vedendo la vita di influencer e persone famose in rete, i giovani spesso tendono ad avvertire qualcosa di sbagliato in loro, e senza rendersene conto si sentono inadeguati, ciò non fa che alimentare la loro solitudine. Alcuni meccanismi che la mente innesca attraverso i social possono dare la sensazione che gli altri stiano vivendo una vita migliore della nostra. A partire da ciò che vediamo online: amici che escono o feste alle quali non siamo stati invitati, il nostro cervello inevitabilmente si mette a confronto, questo non fa che creare aspettative in noi, andando a provocare un senso di esclusione che sprofonda nella solitudine. Forse il problema non è essere connessi, ma confondere la connessione con la vicinanza. Avere centinaia di contatti e followers, non significa necessariamente avere qualcuno con cui sentirsi davvero compresi. Per questo, forse, la vera sfida non è smettere di essere connessi, ma imparare ad esserlo senza dimenticare l’importanza delle relazioni fuori dallo schermo.
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