Di Alessandro Romano.Nel calcio italiano le poltrone continuano a girare, ma i problemi rimangono al loro posto, questo è il talento più grande del calcio italiano: cambiare tutto per non cambiare niente.

Il 6 ottobre il CONI commissaria la Federcalcio e nomina commissario Giovanni Malagò, eletto presidente a giugno senza nemmeno essere tesserato FIGC.

Il 14 dicembre si vota, e il favorito è sempre lui. Tutto ciò non stupisce, anzi, racconta a pieno la situazione ai piani alti del calcio italiano, una generale ed enorme confusione.

Chi ne paga le conseguenze però non sono loro ma tutti i tifosi che per la terza volta consecutiva si sono trovati a guardare ai mondiali una nazionale che non è la loro, un disastro sportivo che avrebbe dovuto far saltare molte teste e indirizzare la Federcalcio italiana all’utilizzo di nuovi metodi.

I mesi seguenti invece si sono riempiti di tessere, giunte e regolamenti.

Non è una questione di Malagò. È una questione di priorità. Un sistema che dopo il fallimento sul campo passa l’estate a discutere di sé stesso ha già dimostrato cosa gli importa davvero.

Cambiare il nome sulla porta non risolve problemi trascinati da anni. Serve qualcuno che si prenda la responsabilità di cambiare davvero: far giocare i giovani, ricostruire la ricerca del talento partendo dalla base.

Le persone si sono stufate delle parole,  noi ci siamo stufati delle finte promesse, c’è bisogno di una rivoluzione perché nessuno di noi, adesso, è disposto ad accettare che nel 2030 non saremo presenti ai mondiali.

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