
Di Sparaci Andrea. Il calcio italiano sta soffocando i suoi ragazzi. Quello che una volta chiamavamo vivaio oggi è diventato una terra di nessuno, sacrificata sull’altare del guadagno facile e dell’incompetenza strategica. Continuiamo a chiederci come mai le nostre nazionali giovanili dominino i tornei per poi sparire nel nulla, fagocitate da una Serie A che preferisce importare comparsa da mezza Europa pur di non rischiare su un italiano. I procuratori muovono i fili di un mercato malato, imponendo commissioni scandalose e atleti stranieri usati e riusati solo per far girare i propri affari, mentre i nostri talenti rimangono a marcire in panchina o vengono scaricati in prestito nelle categorie minori. La colpa però non è soltanto loro: è il sistema stesso ad essere fallimentare. Dal punto di vista fiscale paghiamo a caro prezzo l’assenza totale di agevolazioni o detassazioni serie per chi decide di investire nei centri sportivi e nei settori giovanili, esattamente il contrario di ciò che accade all’estero. E in panchina le cose non vanno meglio: terrorizzati dall’esonero e ossessionati dal risultato domenicale, gli allenatori scelgono sempre l’usato sicuro trentenne al posto del diciottenne affamato. Manca il coraggio di insegnare il gioco e manca la pazienza di far sbagliare. Se non cacciamo i mercanti da questo sport per tornare a formare i ragazzi con visione e passione vera, rassegniamoci pure a restare una periferia del calcio mondiale.
Sport/calcio: le giovanili sono un cimitero di talenti
