Di Filippo Cretoni. Una squadra spenta, senz’anima. Questo è ciò che emerge della Juventus di questa prima parte di stagione.

 

Eppure Massimiliano Allegri era stato chiamato  apposta per cercare di riportare i bianconeri sulla strada dei vecchi fasti, dopo che le esperienze di Maurizio Sarri prima e Andrea Pirlo poi si erano rivelate al di sotto delle aspettative.

Arrivato al secondo anno del suo nuovo mandato, Max non è ancora riuscito a trovare la giusta quadra, anzi in questa stagione sta riscontrando ancora più difficoltà rispetto a quella precedente.

 

Al di là dei risultati, che comunque sono emblematici del periodo nero che sta attraversando la Vecchia Signora, ciò che lascia più perplessi è l’atteggiamento molle della squadra, la totale mancanza di organizzazione e idee.

La Juventus in questo momento non ha una propria identità. Risulta vuota, senza stimoli.

Allegri ha cercato e sta cercando tutt’ora di rispolverare lo stesso stile di gioco che lo ha portato a sfiorare per due volte il triplete negli anni passati. Il calcio però, rispetto a qualche stagione fa, è cambiato ed è in continua evoluzione. Il “corto muso” ormai ha perso la sua efficacia. L’essere attendisti non paga e porta solo a subire di più e a creare di meno.

 

Se l’allenatore e i calciatori hanno dunque una buona fetta di colpe, è innegabile che la situazione venutasi a creare è responsabilità anche della dirigenza. Il Club ad oggi è sommerso da vincoli e debiti, presentando un bilancio gravemente in rosso.

Lo stesso esonero di Allegri, richiesto a gran voce dalla maggior parte dei tifosi, non sarebbe possibile in quanto la società non sarebbe in grado di sostenere i costi dell’ingaggio di un nuovo allenatore, sommati al contratto, non poco oneroso, che l’attuale tecnico toscano continuerebbe a percepire fino al 2025.

Con ogni probabilità, quindi, non ci saranno particolari ribaltoni almeno fino a fine stagione. Questo significa che la squadra e chi la guida dovranno trovare insieme un nuovo assetto per cercare quantomeno di limitare i danni, centrando l’accesso in Champions League.

 

Le ultime due vittorie contro Bologna e Maccabi Haifa non sono sufficienti per poter parlare di ripresa vera e propria.

Urge il bisogno di ritrovare un equilibrio all’interno di uno spogliatoio che è tutto tranne che tranquillo. La gomitata di Di Maria, arrivata nel mezzo della debacle di Monza e che gli è valsa due giornate di squalifica, né è una prova lampante.

 

Una delle priorità dovrà essere anche la qualificazione agli ottavi di Champions, che se mancata peserebbe ancora di più in termini soprattutto economici e che si è complicata non poco per via delle sconfitte subite nei primi due match contro PSG e Benfica. Mai Allegri aveva avuto nella sua carriera una partenza così negativa nella massima competizione europea.

 

La strada si è fatta in salita, ma serve una scossa a questa squadra. Di certo una partenza così mediocre non può essere ritenuta degna della storia di questo Club.

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