Di Noah Caterina Castelli .Noi giovani siamo condannati a imparare con metodi che non ci appartengono .Scemo cretino mongoloide ritardato così ci chiamano a volte solo perché come spiegava quel professore proprio non ci entrava in testa .Sentiamo notizie su tredicenni che si lanciano dalle finestre della scuola dopo un brutto voto o perché vittime di bullismo, magari proprio nel liceo che un tempo frequentavamo, genitori che non sapevano che il saluto si sono scambiati con i propri figli quel giorno sarebbe stato l’ultimo .Ormai il suicidio è un atto tra i ragazzi è la seconda causa di morte , molti di loro soffrono
di un disturbo come depressione o ansia grave .Il nostro cervello lavora in due modi : uno veloce e intuitivo che consuma poca energia ma genera bias cognitivi, e uno lento e razionale, che richiede uno sforzo enorme. Molti di noi vivono nell’ansia e sono incastrati nella prima modalità. Di fronte a quel messaggio che magari ci sembra più freddo degli altri la mente individua all’istante l’unico dettaglio minaccioso, mentre quella depressa sceglie la spiegazione peggiore. Questo processo è un bias cognitivo . Ma possiamo ancora sperare per il futuro grazie allo studio diffuso il 9 ottobre 2026 dal team di ricercatori italiani di In Therapy, Studi Cognitivi e Università Sigmund Freud di Milano, che dimostra come la neuropsicologia clinica sia in grado di correggere questi automatismi . Così che magari nel futuro sempre meno genitori dovranno organizzare i funerali per i loro figli ma potranno pensare solo ai loro futuri compleanni.
PSICOLOGIA / Quando il sistema scolastico alimenta le trappole della mente
