Di Serena Ancona. Sono appena tornata a casa, chiamo mia mamma lontana da me. Lei, insieme a tutta la mia famiglia, è rimasta a Taranto, in Puglia. La città dei due mari, quella di cui avrete sentito parlare quest’estate per via dei Giochi del Mediterraneo, o forse per l’ILVA che continua ad ammazzare la gente.
Mamma mi chiede com’è andata all’università, cosa ho preparato per cena. Io le chiedo come sta papà, come sta nonna, e poi arriva la domanda più ricorrente delle nostre telefonate: “Com’è la situazione nei supermercati? E nei benzinai?”.
Mamma mi risponde che oggi papà è arrivato in ritardo a lavoro perché ha fatto più di un’ora di fila al benzinaio per fare il pieno, perché oggi c’è, domani non si sa. Mi dice che quando è entrata al supermercato ha trovato gli scaffali quasi vuoti, e che quest’immagine le ha ricordato i tempi del covid, una pandemia mondiale.
Chiudo la chiamata con lei rammaricata per ciò che sta succedendo nella mia terra, perché se non lo sapete, oltre a questo da dove vengo io continuano a morire delle persone per via di un’industria che fa un morto quasi ogni giorno.
Sorrido, mi scende una lacrima guardando i video delle manifestazioni nella mia Taranto; ci sono bambini, ragazzi, adulti e pensionati, che vorrebbero solo che la nostra città fosse liberata una volta per tutte.
Il reel successivo ritrae niente poco di meno della nostra presidente, anzi scusate, il nostro presidente del consiglio: Giorgia Meloni. Prendo un sospiro, e spero che ci comunichi qualcosa sul caro vita, che finalmente abbia deciso di guardare in faccia quella che dovrebbe essere la sua gente, che prega e piange per un futuro migliore, o quantomeno vivibile.
Invece no. Il video scorre, non si parla dei padri di famiglia che piangono in ginocchio per strada perché si sentono dei falliti a causa di un problema di fronte al quali sono impotenti, non ci sono immagini di supermercati vuoti, e nemmeno dei benzinai chiusi perché la benzina è finita. Giorgia Meloni ha un’espressione serena, e questo mi manda fuori di testa. Come si può permettere che la gente continui a vivere male? Come si può, dopo giorni di protesta, che è stata fatta anche in maniera pacifica, non prendere provvedimenti?
La verità è che è una guerra tra poveri: poveri che rompono le vetrine di poveri, poveri che scelgono di ridere in faccia ad un padre di famiglia che chiede aiuto perché non può andare a lavorare.
La violenza va condannata, sempre e comunque, ma perché oltre a questo non si è preso immediatamente un provvedimento per la situazione del carovita? E poi magari, quando ci sono 5 minuti liberi, perché non si torna a parlare di Taranto?
Mi interrogo davanti allo schermo, mi sento impotente, e mi sento anche privilegiata.
Provo il senso di colpa di chi è fortunato perché può permettersi una spesa come quella della benzina a 3 euro.
Il reel è finito, l’indignazione no.
Spengo il telefono. Vado a dormire. Sperando che tutto ciò da cui sono stata travolta tra la chiamata con mia mamma e il doomscrolling sia soltanto frutto della mia immaginazione.
“Non sono diversa ma la fortuna è la mia, col senso di colpa che la fortuna è la mia.”
Madame
