Di Martina Perugini. Salviamo la foto di un outfit, cerchiamo un vestito simile e lo proviamo. Poi ci guardiamo allo specchio: sulla ragazza della foto sembrava diverso. Cadeva meglio, segnava il punto giusto. E spesso, invece di cambiare vestito, vorremmo cambiare qualcosa di noi. La moda ha sempre proposto modelli di bellezza attraverso passerelle, riviste e pubblicità. Con i social, però, il confronto entra nella quotidianità. Tra un messaggio e un video vediamo look impeccabili, indossati con un’apparente naturalezza. Anche jeans e maglietta sembrano avere qualcosa che a noi manca.A colpire è la sensazione che per le altre sia tutto facile. Una pubblicità si riconosce: sappiamo che dietro ci sono fotografi, luci e preparazione. Un video davanti allo specchio sembra invece un momento qualsiasi, anche quando è stato scelto tra diversi tentativi. Così cominciamo a chiederci se un capo verrà bene in foto o farà lo stesso effetto visto sullo schermo. Il gusto personale rischia di passare in secondo piano. Eppure, uno stesso abito cade diversamente a seconda dell’altezza, delle spalle o dei fianchi. In camerino, però, questa differenza diventa facilmente un giudizio, se il pantalone tira, ci sentiamo sbagliate noi.
Anche le parole hanno un peso, i vestiti devono “snellire”, “slanciare”, “nascondere i difetti”, ma dobbiamo davvero scegliere ogni capo pensando a cosa correggere? Vestirsi può essere un modo per giocare, provare un colore diverso, sentirsi a proprio agio. I social possono offrirci idee, purché rimanga spazio per adattarle a noi. E se un pantalone non ci sta bene, possiamo lasciarlo in negozio. Senza portarci a casa anche la sensazione di essere inadeguate.
