Di Giulia Portoghese.  L’Italia, si sta facendo sentire: chi in modo pacifico e chi attraverso forme di protesta più
aggressive. Ma dietro tutto questo c’è una realtà che non possiamo continuare a
ignorare.
In particolare, al Sud, a cominciare dagli autotrasportatori stanno protestando contro il caro
carburante e i costi sempre più insostenibili che mettono a rischio il loro lavoro e la
loro stessa sopravvivenza economica. Accanto a loro ci sono agricoltori che vedono
diminuire il valore dei propri prodotti e lavoratori che chiedono garanzie per il proprio
futuro. Non si tratta soltanto di camion fermi, strade bloccate o scaffali vuoti nei
supermercati, ma di persone che sentono di non essere più ascoltate e che arrivano a
mettere a rischio il proprio tempo e la propria salute pur di fare una cosa che
dovrebbe essere normale: vivere.
Ritengo che tutto questo sia una violenza!
Gli stipendi in italia sono fermi più o meno dal 2015 mentre tutto il resto si alza, allora
spiegatemi cosa dovrebbe fare un operaio per garantire un futuro ai propri figli e di
riuscire banalmente a fare una vacanza d’estate senza doverla recuperare con tutto un
inverno di straordinari.
Trovo scandaloso che si parli così tanto dei disagi e degli episodi più aggressivi, mentre
si rischia di lasciare in secondo piano le ragioni che hanno portato tante persone a
scendere in piazza. Questo non significa giustificare qualsiasi forma di protesta, ma
riconoscere che la gente non ce la fa più e che quindi ha bisogno di arrivare alla
violenza per farsi sentire . Un Paese, nel 2026, non può permettersi di ascoltare i
propri cittadini soltanto quando la loro disperazione diventa impossibile da ignorare.
Ed è proprio per questo che credo sia importante, oggi, dare spazio a ciò che sta
accadendo fuori dalle sale, perché prima di poterci permettere di sognare attraverso
uno schermo, dobbiamo fare i conti con la realtà che ci circonda.