Di Roberta Auriti.  L’amore è cieco, dicono, forse questa è la causa alla base di tanti abusi fisici, emotivi e psicologici che vivono le donne.  Madri, figlie, amiche, come fossero bendate infatti,  davanti allo

 sfruttamento di cui sono soggette, e che vedono e idolatrano come amore. La loro unica colpa sembra risiedere nell’essere donne.  E’ quindi la storia di un amore malato, che non può essere chiamato tale, quella che inizia nel  2021, e vede una ragazza che ha poco meno di 18 anni, che si innamora perdutamente in un ristorante, di uno studente universitario che lavora lì occasionalmente. La loro relazione inizia e lei  è convinta di aver trovato la persona con cui costruire un futuro, convinzioni fondate soprattutto sulle parole e le promesse che le fa il ragazzo. Ed è proprio su queste promesse, che hanno come obiettivo un guadagno per un progetto di vita insieme, che il fidanzato la induce a prostituirsi. 

Gli annunci vengono pubblicati su siti di incontri, il tutto gestito dal ragazzo, fra 200 e 250 euro il prezzo per ogni prestazione. Soldi che lui si propone di tenere e ‘’ mettere da parte’’,  per paura di far insospettire i genitori di lei . La vittima, nei primi tempi ancora minorenne , sostiene con i suoi ‘’ clienti ‘’ di avere la maggiore età , ma fa ribrezzo scoprire che la maggior parte di loro nemmeno lo chiede, a nessuno interessa, lei è giovane e spaesata e la carne è carne . Ma lui vuole sempre di più e la ragazza incontra uomini un po’ dappertutto, anche sei, sette volte al giorno, perdendo la percezione della realtà e il potere decisionale che ha sul suo corpo. 

Per lei l’incubo finisce quando incontra quello che diventa il suo attuale ragazzo, si confida, lui la convince ad uscire da quel tunnel , la porta da un  legale e  la fa seguire da un centro antiviolenza. Ieri la ragazza ha confermato le accuse e il giovane, ora ex fidanzato rischia l’accusa di induzione alla prostituzione e sfruttamento.

Resteranno su di lei , comunque,tracce visibili  e segni indelebili per il resto della vita, facendola vivere in uno stato di vergogna e senso di colpa verso sé stessa . 

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